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Archivio Sonoro

Archivio Sonoro della Puglia

Altri filmati (10)

Alcune delle innumerevoli produzioni cinematografiche, ambientate in Puglia, che hanno almeno un rimando alle musiche di tradizione

  • Genere Filmato
  • Filmato

  • Descrizione

    Una docu-fiction di Claudio Racca che, prodotto dalla Corona Cinematografica e con musiche originali del Canzoniere Grecanico Salentino, inizia con immagini di donne tarantate, tratte da un documentario degli anni '70. 
    Segue, davanti a un frantoio, una pantomima di tre donne, su versi in italiano e musiche popolari pugliesi: le donne hanno delle corde alle braccia, come simbolo della loro condizione di prigionia. Poi, nel cortile e nell'interno della chiesa di San Paolo a Galatina, le tre donne vestite di nero danzano sulle note di una musica popolare salentina, finché si tolgono gli abiti neri rimanendo in sottoveste bianca.
    Dopo un breve ritorno alla scena del frantoio, le tre ragazze ballano sulla scogliera, in costume da bagno colorato.

    Data: 1982

  • Durata 13:00
  • Luogo Galatina
  • Provincia Lecce
  • Regione Puglia
  • Autore Claudio Racca

  • Genere Filmato
  • Filmato

  • Descrizione

    Nelle note di regia, Davide Marengo presenta Craj come un viaggio ideale attraverso la terra e la musica popolare della Puglia, intrapreso dal servo Bimbascione e dal suo padrone Floridippo, interpretati da Teresa De Sio e Giovanni Lindo Ferretti, che firmano la sceneggiatura col ritmo di un'appassionata e itinerante festa popolare. 
    In cammino dal Gargano al Salento, continua il regista, "conosciamo i travolgenti sonetti d’amore dei Cantori di Carpino, i cui maestri sono Antonio Piccininno e Antonio Maccarone, ripresi anche nelle loro abitazioni. Ascoltiamo le canzoni amare e ironiche di Matteo Salvatore e i suoi racconti di fame e povertà. E balliamo con l'ipnotizzante pizzica di Uccio Aloisi, che ci parla anche del suo passato di scavatore di pozzi d’acqua sorgiva".

    Data: 2005

  • Durata 01:22:00
  • Luogo Puglia
  • Autore Davide Marengo

  • Genere Filmato
  • Filmato

  • Descrizione

    Un documentario di Marcello Fersini, Roberto Inciocchi e Luis Padilla, con la collaborazione di Giovanna Bandini, sul Salento come terra di confine, di transito, e di canti. 
    Il primo interlocutore è Luigi Chiriatti, ricercatore e animatore culturale salentino, che insegue ricordi di famiglia: le riunioni serali a raccontare le storie e dar vita al canto, d’angoscia, d’amore e di denuncia, il ripetere i ritmi e i suoni per alleviare le fatiche e socializzare lo sforzo nel lavoro. E ancora le tipicità della Grecìa Salentina, isola linguistica e culturale, la tradizione dei moroloja e dei canti di questua, il repertorio dei carrettieri, le serenate, l’ironia, il sorriso amaro che attraversa la cultura orale. 
    I Cantori di Martano eseguono Aremu rindineddha, la passiuna, un canto dei trainieri e alcuni stornelli. A illustrare la tecnica di costruzione dei tamburelli è chiamato Biagio Panico. Il tamburo, come strumento simbolo dell’unità culturale del mondo mediterraneo. Cambia il modo di suonare, scrivono gli autori, la tecnica è diversa, ma il ritmo è lo stesso. Terzina incollata a terzina e poi un’altra e una ancora…, come il ritmo ciclico eseguito da Lamberto Probo. Il colpo sul tamburo scandisce un tempo che pretende rispetto, patrimonio di una terra d’accoglienza e di frontiera, per chi parte e per chi arriva. 
    Alcuni protagonisti del movimento di riproposta, come Claudio Miggiano, con violino e chitarra d’accompagnamento, riflettono sul senso della tradizione, che “è come la casa, in cui sei nato”, ma che, sottolinea Donatello Pisanello, deve essere anche un confronto tra stili di vita distanti nel tempo, dalle pratiche alimentari alle tecniche costruttive, la trasmissione attraverso le generazioni del saper stare nell’ambiente, istanze che devono trovare veicolo nella diffusione della cultura musicale. 
    Cinzia Marzo, intensa interprete e compositrice, tratteggia la condizione delle donne nella storia salentina, e fa emergere una personalità femminile forte e dignitosa, un canto fisico e profondo, senza mielismi. Esecuzioni in presa diretta del gruppo Fanòs e degli Officina Zoè, col commento di Pino Zimba.

    Data: 2006

  • Durata 43:53
  • Luogo Salento
  • Regione Puglia
  • Esecutore Gigi Chiriatti, Cinzia Marzo, Claudio Miggiano, Biagio Panico, Donatello Pisanello, Lamberto Probo, Pino Zimba, Danilo Andrioli, Paride Argirò, Cosimo Chiriatti, Sergio Fracasso, Angelo Litti, Francesca Mariano, Maria Luce Trovè
  • Autore Marcello Fersini, Roberto Inciocchi, Luis Padilla

  • Genere Filmato
  • Filmato

  • Descrizione

    L’espediente narrativo, su cui si articola il contributo del musicista ed etnomusicologo di Tricarico Antonio Infantino, è il mitico arrivo di Enea sulle coste di Porto Badisco, richiamo alla matrice ellenica e alle suggestioni della filosofia greca: le teorie musicali dei Pitagorici, il Trattato di Armonica di Aristosseno da Turi, Archita di Taranto e la catarsi musicale, la profondità storica e culturale delle pratiche musico terapeutiche. Da qui prende le mosse il documentario firmato da Nicola Morisco (ideatore ed autore) e Daniele Trevisi (regia, montaggio e fotografia), un viaggio musicale in più tappe, ognuna segnata dall’incontro con un cantastorie pugliese. Il primo interprete è Uccio Aloisi, che ironizza sul movimento di riscoperta della musica tradizionale, di cui pure è stato indiscusso protagonista, mentre, tra esecuzioni in presa diretta con i musicisti che l’accompagnano (Gianluca Corvaglia, Domenico Riso, Rocco Biasco), e immagini tratte dagli affollati concerti, racconta coinvolgenti frammenti dell’esperienza biografica e musicale.
    Tonino Zurlo, cantautore visionario e profondo conoscitore del repertorio tradizionale, da cui fa nascere i suoi personaggi, spiega il significato dei “ditteri”, una forma molto sintetica di comunicazione, usata e trasmessa attraverso le forme della cultura orale, che dà prova di conservare e restituire come cantastorie dei suoi tempi. Fonte di “una cultura profonda, non mediata e non corrotta”, nelle parole di Moni Ovadia, e occasione di ispirazione secondo Daniele Sepe, Enzo Del Re, incontrato dagli autori a Mola di Bari, offre le intense esecuzioni con voce sola e percussione, che raccontano storie di giustizia sociale con la lingua, il maulese, della sua terra.
    A rappresentare il Gargano, i Cantori di Carpino. Antonio Piccininno ricostruisce la provenienza della chitarra battente, nata dall’arte dei liutai di Cerignola; il gruppo esegue la “Rodianella” e i componenti ripercorrono la personale esperienza di interpreti di repertori legati ad una scomparsa civiltà contadina. Il documentario si chiude con un potente ritratto di Matteo Salvatore. Le sue parole dovevano essere ancora inventate, diceva di lui Italo Calvino. E Salvatore si racconta negli anni del successo e della notorietà, a cominciare dall’incontro con Giuseppe De Santis e Claudio Villa per il film “Riso amaro” e i primi dischi con l’etichetta Vis Radio. Sulle considerazioni di Antonio Infantino intorno alla centralità della conservazione e trasmissione delle tradizioni popolari, come ricostruzioni coerenti di cicli di forme di vita, specifiche configurazioni culturali che attraversano le generazioni, scorrono i versi impressi su una tavoletta orfico pitagorica di Sibari del V secolo a.C. che recitano: “viaggio attraversando le strade già percorse da altri baccanti e eroi”.

    Data: 2006

  • Durata 40:20
  • Luogo Puglia
  • Regione Puglia
  • Autore Nicola Morisco, Daniele Trevisi

  • Genere Filmato
  • Filmato

  • Descrizione

    Un documentario che racconta della lotta dei braccianti per l’estensione della Legge Stralcio alla provincia di Lecce, e dello Stato che fa la guerra ai contadini.
    “C’era una situazione disperata, furono giornate indimenticabili. Mai avevo visto tanti contadini lottare insieme con tanta determinazione, spinti dallo stesso bisogno di avere la terra per lavorare”. Queste le parole di Roccu Torce, tra gli anziani protagonisti di quegli avvenimenti, che hanno offerto la proprie storie di vita alla narrazione del regista, Luigi Del Prete. Una vera e propria ‘fame di terra’ e di giustizia che ha avuto “l’incoraggiamento di alcuni personaggi, come l’onorevole Calasso che era lu dirigente capo, lu ‘Peppu Scalcione’ sindacalista, ‘lu Ninu Pinnetta’ ca era mutu spiertu, ‘lu Rusariu Miraglio’, ‘lu Ntunucciu D’Ambrosio e tanti altri”. La profonda miseria del dopoguerra, la condizione dei braccianti generata dal caporalato, l’estensione e il radicamento del feudalesimo, ma anche la nascita delle Leghe dei contadini e le prime forme di organizzazione dei lavoratori nella provincia di Lecce, che culminano nella decisione di occupare le terre, raccontate dalla viva voce dei protagonisti, tra  esperienze biografiche e azione politica organizzata. Intense immagini di repertorio, con i protagonisti di allora ascoltati oggi, nelle loro parole ancora la forza di un’azione collettiva, di un movimento di trasformazione sociale destinato a segnare un profondo cambiamento. Dai comuni di Copertino, Nardò, Arnesano, Guagnano, Leverano, Carmiano, Salice Salentina, Campi Salentina, ma anche del brindisino, San Pancrazio, Manduria, Erchie, il punto di raccordo era il Pozzo d’Arneo, unica sorgente di acqua potabile per uomini e animali. “Siamo in una landa macchiosa che ci circonda a perdita d’occhio”, scrive in un articolo del 1951, da cui trae l’ispirazione il titolo del documentario, il poeta salentino Vittorio Bodini, testimone diretto degli accadimenti,  “tutta groppe ispide come di una sterminata mandria di bufali. […] Da Nardò a Taranto non c’è nulla, c’è l’Arneo, un’espressione vagamente favolosa, come nelle antiche carte geografiche quei vuoti improvvisi che s’aprivano nel cuore di terre raggiunte dalle civiltà”. In due momenti, tra il 1949-1950 e il 1950-1951, migliaia di contadini restarono per giornate e notti intere intorno ai fuochi, accompagnati dai canti. Schedati dalla polizia come vagabondi, al motto “molta terra a molti contadini”, gli occupanti presero a ridistribuire i lotti del latifondo, trasformarono con  un intenso lavoro una terra incolta e pietrosa. Nei ricordi di chi partecipò e attraverso la ricostruzione degli avvocati del collegio di difesa che seguirono il processo, emerge la denuncia della violenta repressione, dell’abuso commesso dalle forze dell’ordine pubblico, delle umiliazioni, dei tanti incarcerati in celle di isolamento, processati, ma fieri della riconoscenza dei compagni di lotta. Il contadino divenne “una personalità”, raccontano i protagonisti, e si riuscì ad affermare l’idea che il movimento contadino era capace di auto organizzarsi, affermando il diritto al lavoro prima della proprietà. Con la consulenza musicale di Gabriele Calasso, Daniele Contardo, Luigi Chiriatti, le musiche originali dei “Novilunium”, brani di Matteo Salvatore, “la questione meridionale” di Rina Durante e la fotografia  affidata alla Fluid Video Crew, il racconto culmina nella scena finale in cui gli animatori del movimento di protesta, i “combattenti d’Arneo”, tornano, riuniti, a cantare sulle terre conquistate.

    Data: 2002

  • Durata 54:53
  • Luogo Salento
  • Regione Puglia
  • Autore Luigi Del Prete

  • Genere Filmato
  • Filmato

  • Descrizione

    Arneo, 1950. In una Puglia dove il retaggio difficile del dopoguerra si sente ancora drammaticamente, i contadini senza terra del Salento occupano il latifondo del marchese Tamborrino. Le occupazioni si prefiggono di smuovere i vertici politici nazionali per inserire il latifondo nel programma di riforma agraria. La risposta dello stato è durissima: si impiegano uomini e mezzi per stroncare l'occupazione, anche un aeroplano fa la sua apparizione. "L'aeroplano fa la guerra ai contadini" scriverà Bodini su Omnibus. Si va al processo, un gruppo di avvocati socialisti e comunisti difende i contadini. Quasi tutti verranno assolti. Pochi otterranno le terre, molti le venderanno perché incoltivabili.
    Quattordici minuti per raccontare la storia di una esperienza ancora viva. Giuseppe Armando Meleleo ripercorre alcuni dei momenti salienti delle occupazioni delle terre incolte in Puglia. Il racconto si affida al ricordo e alla concretezza di uno dei protagonisti del movimento popolare. La retorica o il semplicismo interpretativo, che spesso hanno contraddistinto l'analisi del movimento bracciantile e meridionale, crollano davanti ad un racconto dove epico e ordinario si intrecciano. Le difficoltà del dopoguerra, la dura vita in campagna, ma anche la lotta politica, la coscienza di quello che si è conquistato, sono solo alcuni temi che ritorneranno in questa storia. Il boom arriva anche nel paese, il tempo delle occupazioni è lontano, lo sviluppo economico segna l'abbandono del mondo agricolo. Tutto questo emerge dalla narrazione di uno degli ultimi "superstiti" delle occupazioni dell'Arneo. Realizzato nel luglio 2012 il documentario è stato ideato da Camillo Robertini (riprese di Mattia Di Miscia) all'interno di un più ampio progetto di ricerca su questo tema. Laureato in storia presso l'Università di Perugia, attualmente studia alla Ca'Foscari di Venezia. Si è interessato alla ricerca storico-documentaria, alla quale ora ha accostato la storia orale. È in corso di pubblicazione un volume nel quale saranno esposti i primi risultati della sua ricerca sul movimento contadino in Puglia. È responsabile per l’area di storia del blog contemporaneamente.org, spazio di discussione sul rapporto fra storia e antropologia. Risultato vincitore di una borsa di studio per l'Università di Buenos Aires, sta svolgendo delle ricerche sull'emigrazione meridionale in Argentina.

     

    Data: luglio 2012

  • Durata 14:13
  • Luogo Veglie
  • Provincia Lecce
  • Regione Puglia
  • Autore Camillo Robertini

  • Genere Filmato
  • Filmato

  • Descrizione

    Cortometraggio nato da un lavoro collettivo realizzato durante il seminario/laboratorio “Musikì. Filmare la musica e il territorio” realizzato nel 2010 a Specchia, nel Capo di Leuca, nell’ambito del progetto “La taranta nella rete” (2009-2010). Paolo Pisanelli, autore di documentari e direttore artistico di Cinema del reale, ha guidato i partecipanti in percorsi di sguardo e ascolto che tessono relazioni con persone e luoghi, alla scoperta della funzione indispensabile della musica come tratto culturale distintivo. Storie di vita di lavoratori che della musica ne hanno fatto una risorsa contro la fatica, e di tanti che, nel movimento di riproposta dei repertori tradizionali, ne hanno fatto una professione. La voce di Cinzia Marzo che risuona sulle immagini di Specchia, il barbiere musicista di Alessano, le storie, i cunti e le filastrocche di Andrea Scupola, Antonietta Villani e Giovanni Coppola, guidano il regista nell’estremo sud salentino, alla raccolta di sperimentazioni sonore, dalle serenate e le quadriglie di Alessano, descritte da Antonio Calzolaro, al sound system di King Bleso, passando per le pizziche infuocate degli Officina Zoè.

    Data: 2010

  • Durata 00:32
  • Luogo Specchia
  • Provincia Lecce
  • Regione Puglia
  • Esecutore Suoni e visioni: Francesco Baccaro, Carmelo Afro Carpentieri, Angelo Ciarlariello, Roberta D’Angelo, Nicoletta Del Frate, Giuseppe Frisino, Matteo Gherardini, Giada Giovanile, Pierfrancesco Li Donni, Gabriele Melendugno, Claudia Mollese, Deborah Nadal, Veronica Pacifico, Anna Laura Pascale, Marialucia Piccirilli, Guido Ramini, Davide Starinieri, Elisa Surano, Attilio Turrisi, Ilaria Verratti. Canti e musiche: Officina Zoè, Enza Pagliara e Anna Cinzia Villani, Giandomenico Caramia, Donatello Pisanello, Agorà, Oronzo Bisanti e Antonio Calzolaro, Banda di Specchia “Rocco Zippo”, Pistolero Blues Band, King Bleso, sculture sonore di Antonio De Luca.
  • Autore Paolo Pisanelli

  • Genere Filmato
  • Filmato

  • Descrizione

    Cortometraggio nato da un lavoro collettivo realizzato durante il seminario/laboratorio “Musikì. Filmare la musica e il territorio” realizzato nel 2009 a Sternatia, nella Grecìa Salentina, nell’ambito del progetto “La taranta nella rete”(2009-2010). Paolo Pisanelli, autore di documentari e direttore artistico di Cinema del reale, ha guidato i partecipanti in percorsi di sguardo e ascolto che tessono relazioni con persone e luoghi, alla scoperta della funzione indispensabile della musica come tratto culturale distintivo. Sono i paesaggi a parlare, attraverso un anziano che compone e recita in griko, nelle mani dei fabbri e dei musicisti, e nei tanti volti catturati che accennano storie di vita a comporre la narrazione di un territorio ancora denso di cultura orale e di pratiche e gestualità antiche. “Scoprire un territorio filmando”, scrive Pisanelli, vuol dire “attraversare luoghi e incontrare persone, accumulare sensazioni ed emozioni vagando come “trovatori” immersi in un territorio stra-ordinario. Filmare un luogo significa anche curare un luogo”. Il regista si muove tra case, cortili, chiese e cantine a raccogliere “li cunti”, vicende di emigrazione, una “contro storia” del pizzico della taranta, la musicalità del plurilinguismo che caratterizza i paesi ellenofoni della provincia di Lecce, e il vitale ritratto di Cosimino Surdo, che apre e chiude il racconto sulla sua terra.

    Data: 2009

  • Durata 00:34
  • Luogo Sternatia
  • Provincia Lecce
  • Regione Puglia
  • Esecutore Suoni e visioni: Giorgia Angotti, Francesco Baccaro, Francesco Bellitta, Andrea Cetonze, Marco Coppoli, Tommaso Faggiano, Giuseppe Frisino, Giada Giovinale, Roberta Giuliano, Manuela Greco, Annalisa Lazoi, Mariantonietta Luongo, Silvana Pantalone, Anna Laura Pascale, Paola Restelli, Domenico Ricciato, Remo Spada, Emilia Zazza. Canti e musiche: Cosimino Surdo, Roberto Licci, Donatello Pisanello, Antino Pellegrino, Concetta Caputo, Uccio Calderazzo, i Cantori di Zollino, Pantaleo Bianco, Salvatore “Pizzicarello” Siciliano, Vincenza Magnolo, Gianni De Santis, Marco Chiriacò, sculture sonore di Antonio De Luca.
  • Autore Paolo Pisanelli

  • Genere Filmato
  • Filmato

  • Descrizione

    Un documentario di Giuseppe Ferrara ambientato a Monte Sant'Angelo, dove una religiosità di origine pagana si sovrappone al cristianesimo: statuette di cavallini votivi, processione con croci e ceri per il paese, figure di mani e piedi incisi nella roccia. Nella Grotta dell'Apparizione (situata nel Santuario di San Michele Arcangelo) i fedeli toccano la pietra e la baciano: situazioni ed atmosfere già indagate da Luigi Di Gianni con Il messia. Un rapido montaggio associa immagini di un treno a immagini di città europee mete di emigrazione, poi immagini di cantieri, di bambini che giocano, di uomini che portano grossi pani appena sfornati, e ancora donne che recitano il rosario sferruzzando, insieme a immagini di speculazione edilizia. A San Giovanni Rotondo: fedeli su una corriera, una voce radiofonica annuncia la morte di Padre Pio. La fede si mescola al turismo: folle di fedeli, negozi, bivacchi, un uomo in automobile vende 45 giri, alcuni fedeli danzano una musica popolare al ritmo di un tamburello.

    Data: 1970

  • Durata 17:00
  • Luogo Monte Sant'Angelo, San Giovanni Rotondo
  • Provincia Foggia
  • Regione Puglia
  • Autore Giuseppe Ferrara

  • Genere Filmato
  • Filmato

  • Descrizione

    Un film documentario girato nel 2003, un viaggio nella tradizione sonora del Salento firmato da Pietro Cannizzaro, cineasta e documentarista milanese, che con questo lavoro ha vinto il premio Ischia Film 2004 nella sezione documentari alla seconda edizione del concorso internazionale Foreing Film Festival “per la forza documentaristica e antropologica di una testimonianza di cultura popolare e di tradizione locale che supera i limiti del reportage, nella sincera evocazione di un mondo contadino e rurale tramandato con spirito di ricerca e sincera affettività”. Kurumuni è un piccolo scorcio di Salento in cui ogni Primo Maggio si rivive una festa popolare con canti, musiche, balli, poesie, in uno spirito glocal, dove passato e futuro proseguono con continuità un viaggio culturale ed esistenziale e il lavoro di Piero Cannizzaro si inscrive all’interno dell’intensa e stimolante stagione di ricerca e riorganizzazione della memoria orale nel Salento, inscritta nel più vasto processo di globalizzazione, entro il quale ogni singolo territorio ha riscoperto l’alterità e la diversità culturale. In questo processo si rivelano centrali le tematiche che riguardano la cultura del territorio, che diventa bene immateriale da tutelare. Ritorno a Kurumuni, nelle parole degli ideatori, contiene l’invito a recuperare l’attualità che non risiede tanto in una serie di topoi consolidati e stereotipi anacronistici, quanto in un esercizio dell’immaginazione dei sensi, un modo di attraversare un territorio, una città, un paesaggio e di indovinarne il senso attraverso prospettive multiformi, suggerite da modi di percepire e raccontare il paesaggio diversi da quello abituale. Ritorno a Kurumuny coglie l’occasione della festa del Primo Maggio “per documentare un caso abbastanza insolito per i tempi che viviamo, di organizzazione di una festa nazionale, secondo i modi della cultura popolare. […] La continuità di una cultura tradizionale, al di là del tempo, perché capace di assimilare le istanze della modernità, senza per questo tradirsi, è il tema di questo documentario. […] Tra i ruderi ristrutturati di antiche abitazioni contadine, dove un’antica vegetazione si fa strada fra i muretti a secco, centinaia di persone hanno festeggiato il sogno di una comunità che vuole rimanere se stessa” (Rina Durante). Kurumuny si impone dunque come luogo di memoria e di trasformazione, dove antichi valori umani e sociali convivono con la realtà contemporanea. L’associazione Ernesto de Martino e le Edizioni Kurumuny hanno cominciato a festeggiare il Primo Maggio nel 2002. Nelle parole dei promotori, l’idea di questa giornata nasce dal desiderio di annodare i fili della memoria di un luogo particolare, non molto distante dal paese, dove sono vissute persone depositarie di saperi antichi e che svolgevano ruoli comunitari. Qui vivevano alcune delle ultime repute di Martano e alcuni cantori già protagonisti nelle storiche ricerche etnomusicali realizzate da Alan Lomax nel 1954 e da Gianni Bosio nel 1968 e da altri ricercatori dopo il 1970. L’intento è stato quello di legare questo filo della memoria a un avvenimento che presenta tutti quei requisiti di una grande festa popolare in cui si festeggia la fatica quotidiana dei lavoratori. Festa del lavoro e dei lavoratori che naturalmente si apre sino a comprendere il tema della multiculturalità, dei diritti dell’altro, la necessità della salvaguardia delle radici, in qualunque parte del mondo affondino. Riferimento ideale per l’organizzazione della festa a Kurumuny sono state le stesse modalità con cui inizialmente si svolgeva il Primo Maggio a Bari. L’incontro per i festeggiamenti avveniva in qualche località fuori porta con bandiere, fave, vino e musica. Tra i furnieddhi, allora, si incontrano ogni anno musicisti di diverse provenienze e generazioni: si arricchiscono i repertori, con le differenti intonazioni locali, o il diverso respiro del canto tra giovani e anziani, come spiega Enza Pagliara mentre accompagna Niceta Petrachi, detta “la Simpatichina” che racconta della raccolta del tabacco, del caffè e delle olive, dello sforzo sublimato dalla passione per la terra e per il canto. Maurizio Nocera sottolinea come spesso questi canti di lavoro non siano di protesta ma versi poetici reiterati, che parlano d’amore, che trascendono la fatica, cantati a paravoce da “sule a sule”, dall’alba al tramonto, per esorcizzare coralmente le dure condizioni di vita. Alle immagini di Cannizzaro fa da commento la memoria familiare di Luigi Chiriatti, animatore culturale salentino, che racconta come la sua esperienza di ricercatore sia cominciata proprio lì, a partire dalla sua famiglia. Scorrono i ricordi delle donne, come Lucia De Pascalis, impegnate a preparare la silicurda (verdure e pane raffermo) per il pasto serale, o sul konì a cantare e ballare accompagnate dal tamburo. La partecipazione di Rina Durante, le letture di testi di Antonio Verri, Salvatore Toma, Maurizio Nocera, e ancora la musica, suonata e danzata, chiudono il lavoro del regista sulla ricca umanità di Kurumuny.

    Data: 2003

  • Durata 36:00
  • Luogo Martano
  • Provincia Lecce
  • Regione Puglia
  • Autore Piero Cannizzaro