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Archivio Sonoro

Archivio Sonoro della Puglia

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Fondo Morabito (277)

Frutto di un più ampio lavoro di ricerca sul campo condotto a partire dagli anni '90.

Anna Palmisano nasce in contrada Franceschiello di Locorotondo (Ba) nel 1930 ed è la quinta di sette figli. Racconta che i genitori si sono conosciuti da giovanissimi a New York:  il papà, Angelo Antonio Palmisano, era minatore e la mamma, Lucia Colucci, tessitrice presso una fabbrica di tessuti. Tra il 1919 ed il 1920 i genitori si trasferiscono in Italia, in contrada Lamie Olimpie di Locorotondo (Ba), ossia nella loro zona d'origine, e comprano diversi terreni lavorando esclusivamente come fattori. E' qui che Anna, già da piccolissima, impara il suo ampio repertorio di canti: in gran parte attinto dalla madrina di battesimo, Rocca Grassi, e da Mariettë a scadaruzzë. La sua grande curiosità canora però, la spinge ad ampliare e divulgare il proprio repertorio anche attraverso l’apprendimento di nuovi canti riprodotti dal suo grammofono. Curioso il fatto che ne inserisca alcuni, anche del nord Italia, come la Piemontesina, nel suo contesto lavorativo e ludico. Di fatto conosce tutti i canti usati nella pratica quotidiana: quelli di lavoro, di questua, religiosi, narrativi, ninne nanne, stornelli, serenate, e grazie alla sua forte religiosità, conosce e recita molte preghiere, anche in vernacolo. Come spesso succedeva tra le donne del sud Italia, anche nel vissuto di Anna si notano accenni di magia popolare legati alla religiosità cattolica: sapeva togliere la fascinazione, l’affascinë, i dolori di ventre, il cosiddetto mal dei vermi, tagghje' lë vijrmë, attraverso formule magiche legate a preghiere.
Per quanto riguarda i canti polivocali, Anna spiega che si cantava a quattro voci: la prima, cherë ca pigghjë ‘nnendë, cantava la melodia fondamentale e spesso iniziava da sola la prima parte del verso; la seconda, cherë ca menë sopë, a soprenë, o u' grillë, cantava a intervallo di una terza sopra rispetto alla prima voce e le due voci di accompagnamento che raddoppiavano e imitavano la prima voce. Essendo molto brava cantava sempre o la prima o la seconda voce. Oltre ad essere un’ottima cantatrice Anna è anche una bravissima ballatrice: a tutt’oggi costituisce un  punto di riferimento per gli etnocoreologi che studiano le danze dell’area murgese. 
Importante figura, non solo affettiva, nella vita di Anna, è suo marito Leonardo Pinto, muratore e trullista col quale si sposa nel 1956. Con lui, bravo suonatore di organetto, si ritrovano a suonare e cantare praticamente in tutti i contesti musicali popolari. Iniziano, assieme ai tanti suonatori presenti della zona, ad animare anche i presepi viventi ed a suonare in eventi organizzati per recuperare il canto e la danza tradizionale. 
Oggi, nonostante la perdita del marito e la sua non tenera età, Anna è spesso presente nelle feste popolari della sua zona ed è contentissima di poter cantare per chiunque vada a trovarla.

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