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Archivio Sonoro

Adriana Gandolfi (1)

Sulle forme dell'espressività popolare in Abruzzo

Adriana Gandolfi svolge attività di ricerca e documentazione etno-antropologica per il territorio abruzzese e molisano. È socia dell’A.I.S.EA. (Associazione Italiana Scienze Etno-Antropologiche) e socia-fondatrice di S.I.M.B.D.E.A. (Società italiana per la museografia e i Beni Demo-Etno-Antropologici). Consulente scientifico per l’allestimento di musei a carattere demo-etno-antropologico, ha curato allestimenti di mostre ed esposizioni dedicate all’artigianato d’eccellenza. Attualmente lavora presso l’Agenzia di promozione culturale della Regione Abruzzo, nella sede di Pescara, coordinando le attività dell’Osservatorio per i Patrimoni culturali e demo-etno-antropologici del territorio. 
Quasi la totalità delle registrazioni è stata effettuata in un arco di tempo compreso tra il 1984 e il 1987: sono il frutto di ricerche sul campo condotte con lo scopo di implementare l’Archivio del costituendo Museo delle Genti d’Abruzzo, inaugurato nel 1991, e per contestualizzarne gli allestimenti. Per questa ragione del corpus di registrazioni fanno parte numerose e preziose interviste che danno conto di un’attenzione particolare rivolta non soltanto alle forme della musica tradizionale e al loro contesto d’origine, ma anche alle tradizioni narrative, ai racconti di vita, alle testimonianze legate alle credenze popolari, a certe forme di artigianato, ad attività lavorative spesso in disuso.
La maggior parte dei documenti sonori sono stati raccolti nella provincia di Chieti, soprattutto in zone interne, ma ve ne sono anche alcuni raccolti a Pescara e provincia (Città Sant’Angelo), e nelle province di L’Aquila (Pescasseroli e Civitella Alfedana) e di Teramo (Arsita).
In questa raccolta di registrazioni si conferma uno degli elementi che caratterizzano il repertorio di musiche della tradizione orale in Abruzzo: la netta prevalenza di musica vocale. Dai canti di lavoro (arie di mietitura, canti a dispetto), ai brani di varia contestualizzazione, ai canti di carattere religioso (per la Settimana Santa, per i festeggiamenti per San’Antonio Abate), vi è una preponderanza di brani a voce sola, senza accompagnamento strumentale, eseguiti da uno o più interpreti. Quando tale accompagnamento è presente è quasi sempre fornito dall’organetto diatonico, solitamente a due bassi (du’ botte), che è anche lo strumento preposto ad accompagnare il ballo che assume la forma ritmico-melodica caratterizzante molte delle danze del centro-sud: il saltarello (saltarellazumbarella).
I canti cosiddetti di mietitura possono in realtà indicare i canti di lavoro in senso più ampio, eseguiti in contesti lavorativi diversi da quelli legati alla coltivazione e alla raccolta del grano. Nella maggior parte dei brani appartenenti a questo repertorio - e le registrazioni di Adriana Gandolfi ne forniscono conferma - sono le voci femminili a condurre il canto. Solitamente i canti di lavoro che vedono impegnati più di un esecutore sono basati su due parti reali: lu avetë e lu bassë, disposte a distanza di terza; nel caso di polivocalità, il ruolo di alto viene coperto dalla voce solista, mentre il coro svolge quello di basso.
Il canto a dispetto (o suspettë) fa parte del repertorio monodico, anche questo prevalentemente femminile, a due voci che si alternano intonando testi diversi sulla stessa linea melodica. Il carattere derisorio (o licenzioso) di questo repertorio di canti spiega la loro denominazione che è però dovuta anche alla modalità di esecuzione. Il canto a dispetto segue le regole dell’improvvisazione della poesia orale, con un testo solitamente strutturato in un distico di endecasillabi, dove la qualità dell’esecuzione è determinata anche dalla capacità dell’esecutore di legarsi all’argomento proposto dall’altro cantore nel distico precedente, secondo la modalità esecutiva proposta/risposta.
Un nucleo tematico rilevante delle registrazioni di Adriana Gandolfi è costituito dai festeggiamenti in onore di Sant’Antonio Abate. Il culto del santo, ampiamente diffuso nell’Abruzzo rurale, ha il suo culmine il 17 gennaio quando, con modalità differenti e peculiari a seconda delle aree geografiche, hanno luogo le celebrazioni dedicate. In questo corpus di registrazioni si può trovare testimonianza delle modalità celebrative in uso a Gessopalena (Ch), Fara Filiorum Petri (Ch), Villamagna (Ch) e Città Sant’Angelo (Pe). Il santo può essere festeggiato con grandi fuochi (ad esempio, le cosiddette farchie di Fara Filiorum Petri), rappresentazioni drammatiche più o meno strutturate (come nel caso di Città San’Angelo e Villamagna), processioni e canti di questua (come quelli di Gessopalena).
Importanti sono anche le documentazioni relative alla festa del Majo di San Giovanni Lipioni (Ch), con il tipico canto beneaugurante e di questua, e quelle relative alla festa dei Banderesi di Bucchianico (Ch) legata alle celebrazioni in onore di Sant’Urbano.
Il fondo contiene anche un cospicuo numero di fotografie realizzate dalla Gandolfi, spesso contestualmente alle rilevazioni sul campo.

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