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Sessa Aurunca 1982 (5)

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  • Genere Audio
  • Audio

  • Descrizione

    Testo: "Appena si entra ufficialmente in Quaresima, in alcuni ambienti della Città si crea un'atmosfera particolare e si dà il via a quei riti tradizionali che sono particolarmente cari ai sessani: alle 'cene' cioè, e al 'misere'.
    Riti segreti, antichi e misteriosi, sono ignoti ai più perché le persone che ne sono i gelosi custodi mal vedono l'intrusione di estranei che potrebbero non comprendere o mal interpretare lo spirito che li anima. Perché in queste usanze c'è tutto il carattere di una gente che, quasi per un sortilegio, è restata quella di mille e mille anni fa; che è uscita indenne da ogni dominazione: romana o barbara, normanna o sveva, angioina o spagnola, austriaca o borbonica, e che costituisce quasi un'isola etnica nella stessa Terra di Lavoro: schiva degli altrui contatti, gelosa della sua vita, fiera custode del suo passato, ma allo stesso tempo scettica e talvolta causticamente irriverente verso se stessa.
    Una usanza tipicamente sessana è dunque quella delle 'cene' che si tengono prima di Pasqua presso alcuni ambienti della Città. Già durante il periodo di Carnevale – che a Sessa non ha avuto mai una particolare rilevanza – si incominciano a organizzare queste riunioni conviviali e la prima sera di Quaresima si ha la 'cena di apertura' che, quasi privilegio feudale, generalmente spetta per anni alla stessa famiglia.
    Ad essi prendono parte pochissimi commensali, i quali, più che consumare abbondanti pasti, non fanno altro che raccontare aneddoti ed episodi recenti e passati della vita cittadina, delibare qualche bicchiere vino accuratamente scelto nelle 'cantine' di qualche amico che ancora ha la fortuna di un colono che 'sa fare' il buon vino, e cantare il 'misere'. Anzi è questo il vero scopo di questi conviti di cui gli stessi sessani che vi prendono parte da anni non sanno precisare l'origine, benchè affermino che di essi si ha memoria sin dai tempi più remoti. Qualcuno però ha fatto un accenno alle 'agapi', cioè a quelle 'cene fraterne' ('agape' è parola greca che significa 'amore') che i primi Cristiani usavano consumare in ricordo dell'ultima cena di Gesù con gli Apostoli. Il richiamo è senza dubbio affascinante e, almeno sotto certi profili, non del tutto illogico. Infatti è noto che le 'agapi' si tenevano in luoghi nascosti ed in tutta segretezza (e per tal motivo i pagani poterono propagare le più disgustose dicerie e trovarono facile credito quando accusavano i seguaci di Cristo di prendere parte a banchetti sacrileghi e a riti immondi) e quelli che partecipavano usavano parlare della vita della comunità, versare un obolo per i piu indigenti (in cio si è vista l’origine delle confraternite), consumare un pasto frugale e cantare inni al Signore, come in seguito alle indagini da lui condotte quando era governatore in Bitinia, testimoniò Plinio il Giovane in una lettera inviata all'Imperatore Traiano e che è giustamente famosa tra gli studiosi del Cristianesimo. E, se è assurdo accumunare lo spirito delle cene dei cittadini sessani con quelle cristiane – purtuttavia si può anvanzare l'ipotesi che forse nello animo dei primi istitutori di tale usanza c'era l'intenzione di voler ricreare, almeno sotto gli aspetti esteriori – la segretezza, il nucleo ristretto dei commensali, i cibi parchi, il canto del 'misere' – la atmosfera e gli usi del tempo di Cristo. 
    Ma la caratteristica forse più suggestiva e originale che distingue il tempo della Pasqua a Sessa Aurunca e che, in un certo senso, sottolinea e accompagna tutti i riti – religiosi e non – che in tale periodo si svolgono, è il canto del 'misere', che è una composizione musicale polifonica eseguita a tre voci sui versi del 'Salmo 50' che Davide compose quando il Profeta Nathan gli annunciò lo sdegno di Dio e gli predisse che il figlio che gli era nato dall'adulterio con Betsabea sarebbe morto. Essi dicono: 'Miserere mei, Deus, secundum maguam misericordiam tuam!: Abbi pietà di me, O Signore, secondo la tua infinita clemenza'. Ma per i cantori sessani le parole sono solo un pretesto per emettere dei suoni armonici e discordanti, dall'intonazione lenta ed austera come una sacra melodia: le tre voci – che cantano sulle note del 're' (tenore), 'si' (baritono), 'sol' (basso) – cercano di imitare il suono dell'organo e talvolta sembrano cantare quasi senza fiato, senza sfumature, con la gola bruciata e lacerata e richiamano in chi li ascolta suggestioni lontane: di un canto gregoriano, di una nenia arara, di un canto 'jondo' andaluso. Ed il suo fascino misterioso si accende quando – più che nei riti ufficiali –, esso si sente echeggiare all'improvviso nel buio di un portone o nell'angolo nascosto di una strada: perché il vero lato spettacolare del 'misere' è questo. Infatti, data la difficoltà della tecnica – che è ardua e più complessa di quella che si chiede ad un normale cantante – anche le poche persone che riescono ad eseguirlo dopo anni di prove, debbono esercitarsi continuamente e appena le tre persone che formano il trio si incontrano, immediatamente si appartano in un luogo nascosto, si stringono l'una all'altra, affiancano le teste per meglio cogliere gli accordi e fondere i suoni e, con i volti atteggiati in espressioni attente ed ispirate come quelli di antichi cantori, danno l'avvio al canto che si leva ora possente e drammatico come un'antica laude, ora profondo e arcano come un canto primitivo". [da M. Volante, Riti e tradizioni pasquali a Sessa Aurunca, in "Rassegna aurunca: rivista di cultura, politica, economia e attualità", periodico bimestrale, n. 1, set.-ott. 1963, tip. Iannicelli, Caserta, 1963, pp. 45-47].

    Lettura di estratti dall'articolo di Mauro Volante, Riti e tradizioni pasquali a Sessa Aurunca, pubblicato nel 1963 in "Rassegna aurunca: rivista di cultura, politica, economia e attualità", periodico bimestrale. La parte del testo citata riguarda il rito sessano delle cene conviviali, un'usanza tradizionale particolarmente cara ai sessani, che vede alcuni membri delle confraternite cittadine riunirsi per prepararsi comunitariamente alla Pasqua. I cibi consumati sono quelli tipici del territorio, come il baccalà, le pizze al pomodoro e con scarola, e altri, il tutto accompagnato dal locale vino Falerno. Terminata la cena, è tradizione cantare il miserere (tracce 02, 03, 04), nel cuore della città vecchia fino a tarda notte. Il primo di tali conviti si tiene il mercoledì delle Ceneri, per poi continuare per tutti i venerdì di marzo.

    Data: 1982

  • Durata 06:02
  • Luogo Sessa Aurunca
  • Provincia Caserta
  • Regione Campania
  • Esecutore Anonimo: voce maschile
  • Autore Parroco di Sessa Aurunca (anonimo)

  • Genere Audio
  • Audio

  • Descrizione

    Testo: Miserère mei, Deus, + secùndum magnam misericòrdiam tuam. Et secùndum multitùdinem miseratiònum tuàrum, + dele iniquitàtem meam. Amplius lava me ab iniquitàte mea: + et a peccàto meo munda me. Quòniam iniquitàtem meam ego cognòsco: + et peccàtum meum contra me est semper. Tibi soli peccàvi, et malum coram te feci: + ut justificèris in sermònibus tuis, et vincas cum judicàris. Ecce enim in iniquitàtibus concèptus sum: + et in peccàtis concèpit me mater mea. Ecce enim veritàtem dilexìsti: + incèrta et occùlta sapièntiae tuae manifestàsti mihi. Aspèrges me hyssòpo, et mundàbor: + lavàbis me, et super nivem dealbàbor. Audìtui meo dabis gàudium et laetìtiam: + et exsultàbunt ossa humiliàta. Avèrte fàciem tuam a peccàtis meis: + et omnes iniquitàtes meas dele. Cor mundum crea in me, Deus: + et spìritum rectum ìnnova in viscèribus meis. Ne projìacias me a fàcie tua: + et spìritum sanctum tuum ne àuferas a me. Redde mihi laetìtiam salutàris tui: + et spìritu principàli confìrma me. Docèbo inìquos vias tuas: + et ìmpii ad te convertèntur. Lìbera me de sanguìnibus, Deus, Deus salùtis meae: + et exultàbit lingua mea justìtiam tuam. Dòmine, làbia mea apèries: + et os meum annuntiàbit laudem tuam. Quòniam si voluìsses sacrificium, dedìssem ùtique: + holocàustis non delectàberis. Sacrifìcium Dei spìritus contribulàtus: + cor contrìtum, et humiliàtum, Deus, non despìcies. Benìgne fac, Dòmine, in bona voluntàte tua Sion: + ut aedificèntur muri Jerùsalem. Tunc acceptàbis sacrifìcium justìtiae, oblatiònes, et holocàusta: + tunc impònent super altàre tuum vìtulos.

    (Il Trio del Miserere esegue esclusivamente le strofe dispari. Durante l'Ufficio delle Tenebre, invece, le parti in corsivo sono eseguite dal coro, e le altre dal corifeo)

    Il Miserere è un canto di tradizione orale, eseguito principalmente a cappella da tre cantori, sui versi del salmo 50 di Davide, in latino. I cantori sessani non eseguono tutte le ventuno strofe del brano, ma solo dieci, secondo un'antica consuetudine della salmodia gregoriana. Definito da Roberto De Simone uno degli esempi più interessanti di musica polivocale (a tre voci pari), di straordinaria espressività stilistica, è ormai eseguito solo a Sessa Aurunca e in altri due paesini dell'Umbria e della Toscana. Il Miserere è, fra le manifestazioni della religiosità popolare sessana, senza dubbio la più sentita e viene eseguito il Venerdì Santo di sera, durante la processione dei Misteri e nei venerdì di Quaresima.

    Data: 1982

  • Durata 03:36
  • Luogo Sessa Aurunca
  • Provincia Caserta
  • Regione Campania
  • Esecutore Anonimi: tre voci maschili
  • Autore Parroco di Sessa Aurunca (anonimo)

  • Genere Audio
  • Audio

  • Descrizione

    Testo: Miserère mei, Deus, + secùndum magnam misericòrdiam tuam. Et secùndum multitùdinem miseratiònum tuàrum, + dele iniquitàtem meam. Amplius lava me ab iniquitàte mea: + et a peccàto meo munda me. Quòniam iniquitàtem meam ego cognòsco: + et peccàtum meum contra me est semper. Tibi soli peccàvi, et malum coram te feci: + ut justificèris in sermònibus tuis, et vincas cum judicàris. Ecce enim in iniquitàtibus concèptus sum: + et in peccàtis concèpit me mater mea. Ecce enim veritàtem dilexìsti: + incèrta et occùlta sapièntiae tuae manifestàsti mihi. Aspèrges me hyssòpo, et mundàbor: + lavàbis me, et super nivem dealbàbor. Audìtui meo dabis gàudium et laetìtiam: + et exsultàbunt ossa humiliàta. Avèrte fàciem tuam a peccàtis meis: + et omnes iniquitàtes meas dele. Cor mundum crea in me, Deus: + et spìritum rectum ìnnova in viscèribus meis. Ne projìacias me a fàcie tua: + et spìritum sanctum tuum ne àuferas a me. Redde mihi laetìtiam salutàris tui: + et spìritu principàli confìrma me. Docèbo inìquos vias tuas: + et ìmpii ad te convertèntur. Lìbera me de sanguìnibus, Deus, Deus salùtis meae: + et exultàbit lingua mea justìtiam tuam. Dòmine, làbia mea apèries: + et os meum annuntiàbit laudem tuam. Quòniam si voluìsses sacrificium, dedìssem ùtique: + holocàustis non delectàberis. Sacrifìcium Dei spìritus contribulàtus: + cor contrìtum, et humiliàtum, Deus, non despìcies. Benìgne fac, Dòmine, in bona voluntàte tua Sion: + ut aedificèntur muri Jerùsalem. Tunc acceptàbis sacrifìcium justìtiae, oblatiònes, et holocàusta: + tunc impònent super altàre tuum vìtulos.

    (Il Trio del Miserere esegue esclusivamente le strofe dispari. Durante l'Ufficio delle Tenebre, invece, le parti in corsivo sono eseguite dal coro, e le altre dal corifeo)

    Il Miserere appare come una sorta di lamentazione, eseguita da tre cantori, e si compone di tre voci (prima voce, seconda voce, terza voce). Il canto è, secondo la tradizione, gelosamente custodito dall'Arciconfraternita del SS. Crocifisso che ne salvaguarda il valore simbolico-rituale-musicale, secondo il rispetto di una rigida ritualità che prevede, tra l'altro, la trasmissione orale del canto all'interno dei componenti della confraternita. Roberto De Simone, in Canti e tradizioni popolari in Campania (1979), osserva che "tale Miserere è tramandato solo oralmente e che gli unici tre attuali esecutori affermano che essi siano sempre e solo tre. La continuità della tradizione viene assicurata dal fatto che ognuno di loro insegna ad un'altra persona che abbia possibilità vocali e musicali, una parte del Miserere". Oggi, però, lo studio di tale canto si è diffuso presso le Confraternite, interessando anche le nuove generazioni, determinando in alcune occasioni, esecuzioni corali. Ciò nonostante le caratteristiche stilistiche e formali dall'esecuzione sono state conservate e vengono rispettate puntualmente, essendo quella del Miserere una delle tradizioni più sentite dalla comunità sessana.

    Data: 1982

  • Durata 03:38
  • Luogo Sessa Aurunca
  • Provincia Caserta
  • Regione Campania
  • Esecutore Anonimi: tre voci maschili
  • Autore Parroco di Sessa Aurunca (anonimo)

  • Genere Audio
  • Audio

  • Descrizione

    Testo: Miserère mei, Deus, + secùndum magnam misericòrdiam tuam. Et secùndum multitùdinem miseratiònum tuàrum, + dele iniquitàtem meam. Amplius lava me ab iniquitàte mea: + et a peccàto meo munda me. Quòniam iniquitàtem meam ego cognòsco: + et peccàtum meum contra me est semper. Tibi soli peccàvi, et malum coram te feci: + ut justificèris in sermònibus tuis, et vincas cum judicàris. Ecce enim in iniquitàtibus concèptus sum: + et in peccàtis concèpit me mater mea. Ecce enim veritàtem dilexìsti: + incèrta et occùlta sapièntiae tuae manifestàsti mihi. Aspèrges me hyssòpo, et mundàbor: + lavàbis me, et super nivem dealbàbor. Audìtui meo dabis gàudium et laetìtiam: + et exsultàbunt ossa humiliàta. Avèrte fàciem tuam a peccàtis meis: + et omnes iniquitàtes meas dele. Cor mundum crea in me, Deus: + et spìritum rectum ìnnova in viscèribus meis. Ne projìacias me a fàcie tua: + et spìritum sanctum tuum ne àuferas a me. Redde mihi laetìtiam salutàris tui: + et spìritu principàli confìrma me. Docèbo inìquos vias tuas: + et ìmpii ad te convertèntur. Lìbera me de sanguìnibus, Deus, Deus salùtis meae: + et exultàbit lingua mea justìtiam tuam. Dòmine, làbia mea apèries: + et os meum annuntiàbit laudem tuam. Quòniam si voluìsses sacrificium, dedìssem ùtique: + holocàustis non delectàberis. Sacrifìcium Dei spìritus contribulàtus: + cor contrìtum, et humiliàtum, Deus, non despìcies. Benìgne fac, Dòmine, in bona voluntàte tua Sion: + ut aedificèntur muri Jerùsalem. Tunc acceptàbis sacrifìcium justìtiae, oblatiònes, et holocàusta: + tunc impònent super altàre tuum vìtulos.

    (Il Trio del Miserere esegue esclusivamente le strofe dispari. Durante l'Ufficio delle Tenebre, invece, le parti in corsivo sono eseguite dal coro, e le altre dal corifeo)

    Il Miserere è un canto di tradizione orale, una composizione musicale polifonica, eseguita a tre voci sui versi del Salmo 50. E' caratterizzato dal susseguirsi di suoni armonici e discordanti, dall'intonazione lenta, a tre voci, sempre maschili, che cantano sulle note del "re" (tenore), "si" (baritono), "sol" (basso). Viene recitato sia durante le funzioni religiose, in chiesa, sia tra gli stretti vicoli del centro storico di Sessa Aurunca, durante le processioni penitenziali e in occasione delle cene conviviali dei venerdì di Quaresima. Alcune volte, come nel caso qui riportato, il Miserere può essere eseguito con l'accompagnamento dell’harmonium.

    Data: 1982

  • Durata 04:05
  • Luogo Sessa Aurunca
  • Provincia Caserta
  • Regione Campania
  • Esecutore Anonimi: harmonium, tre voci maschili
  • Autore Parroco di Sessa Aurunca (anonimo)

  • Genere Audio
  • Audio

  • Descrizione

    Dopo alcuni secondi, durante i quali si possono ascoltare passi di una celebrazione eucaristica, recitata in latino, la registrazione si interrompe per riprendere poco dopo con l'esecuzione di quattro canti, anch'essi in lingua latina, sulle note di un harmonium. Mentre i primi due sono eseguiti da una voce maschile, gli ultimi sono intonati da un coro di voci maschili.

    Data: 1982

  • Durata 12:49
  • Luogo Sessa Aurunca
  • Provincia Caserta
  • Regione Campania
  • Esecutore Anonimi: harmonium, voce maschile, coro voci maschili
  • Autore Parroco di Sessa Aurunca (anonimo)