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S. Boldini, Napoli 1964 (10)

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  • Genere Audio
  • Audio

  • Descrizione

    La fronna è una forma di canto a distesa molto melismatico, con tematiche testuali riferite all'amore, al sesso e alla morte, che di solito non prevede l'accompagnamento strumentale ma in questo caso una chitarra accompagna i cantori eseguendo un solo accordo per tutta la durata dell'esecuzione L'incipit testuale è Femmene femmene, senario equivalente a Fronne ‘e limone che è lo stereotipo iniziale più frequente, tanto da dare il nome alla tipologia di canto. Ad un certo punto uno dei cantori si riferisce cantando a "cumpare Vicienzo" che accompagna alla chitarra. L'esecuzione è documentata nella sua integrità.

    Data: 1964

  • Durata 07:27
  • Luogo Napoli
  • Provincia Napoli
  • Regione Campania
  • Esecutore Anonimi: voci maschili e femminile, Vincenzo: chitarra
  • Autore Sergio Boldini

  • Genere Audio
  • Audio

  • Descrizione

    Fronne accompagnate dalla chitarra eseguite da diverse voci maschili e femminili.

    Data: 1964

  • Durata 06:21
  • Luogo Napoli
  • Provincia Napoli
  • Regione Campania
  • Esecutore Anonimi: voci maschili e femminile, Vincenzo: chitarra
  • Autore Sergio Boldini

  • Genere Audio
  • Audio

  • Descrizione

    Fronna a dialogo tra una voce maschile e una voce femminile con accompagnamento di chitarra. L'incipit testuale è "Vulesse sentere ancora ‘a voce toja". L'esecuzione è documentata nella sua integrità.

    Data: 1964

  • Durata 02:14
  • Luogo Napoli
  • Provincia Napoli
  • Regione Campania
  • Esecutore Anonimi: voce maschile e femminile, chitarra
  • Autore Sergio Boldini

  • Genere Audio
  • Audio

  • Descrizione

    Esecuzione di fronna accompagnata dalla chitarra. L'incipit testuale cantato è "Fronna ‘e limone/ Arrapammella ‘na senghetella/ ‘O balcone tuoie primma era ‘nu sciore/ e mo s’è fatte ‘nu campusante" (Fronda di limone/ Aprimela una fessura/ Il balcone tuo prima era un fiore/ E adesso è diventato un cimitero). La registrazione non documenta l'inizio dell'esecuzione.

    Data: 1964

  • Durata 01:53
  • Luogo Napoli
  • Provincia Napoli
  • Regione Campania
  • Esecutore Anonimi: voce maschile, chitarra
  • Autore Sergio Boldini

  • Genere Audio
  • Audio

  • Descrizione

    Frammento di un'esecuzione di fronna a dialogo tra una voce femminile e una maschile, accompagnate dalla chitarra. La registrazione non documenta l'intera esecuzione.

    Data: 1964

  • Durata 01:15
  • Luogo Napoli
  • Provincia Napoli
  • Regione Campania
  • Esecutore Anonimi: voce femminile e maschile, chitarra
  • Autore Sergio Boldini

  • Genere Audio
  • Audio

  • Descrizione

    Fronna a dialogo senza accompagnamento. L'esecuzione è documentata nella sua integrità.

    Data: 1964

  • Durata 02:45
  • Luogo Napoli
  • Provincia Napoli
  • Regione Campania
  • Esecutore Anonimi: voce maschile e femminile
  • Autore Sergio Boldini

  • Genere Audio
  • Audio

  • Descrizione

    Esecuzione di una fronna che rimanda all’utilizzo del genere in ambienti malavitosi, ad esempio per la comunicazione con i carcerati: questo canto a distesa, infatti, veniva eseguito sotto le carceri da parenti o amici per fornire al detenuto informazioni sulla sua famiglia, l'andamento del processo, etc. All'inizio del brano il cantore recita alcuni versi invitando a un brindisi: "Brinneso a chesta bella cummertazione/ E tutta a gente apposto ‘e onore” (Brindisi a questa bella comitiva/ Di gente perbene e d’onore”) alludendo chiaramente a un gruppo di gente malavitosa, poi dice "Signori miei" e attacca dunque con il canto. L'esecuzione è documentata nella sua integrità e i presenti intonano insieme al cantore la cadenza finale come in un canto a figliola.

  • Durata 01:57
  • Luogo Napoli
  • Provincia Napoli
  • Regione Campania
  • Esecutore Anonimi: voce maschile, voci
  • Autore Sergio Boldini

  • Genere Audio
  • Audio

  • Descrizione

    Canto con lo stile delle fronne che, come il brano precedente, riconduce all'utilizzo di questa tipologia di canto negli ambienti malavitosi e alla comunicazioni con i carcerati (il quartiere di Vicaria citato nel testo si trova vicino al carcere di Poggioreale). La prima parte del testo cantato è "I’ scengo da Salierno a vintun’ore/ E a Napule arrivaie cu ‘e catene/ Aizzo l’uocchie e veco ‘a Vicaria/ Addò sentire la cundanna mia" (Io scendo da Salerno da ventun’ore/ E a Napoli arrivai con le catene/ Alzo gli occhi e vedo la Vicaria/ Dove vado a sentire la mia condanna). In alcuni punti del brano si distinguono colpi battuti ritmicamente con un bastone e su un bicchiere. Il cantore interpretando un carcerato (condannato a scontare "29 anni, 11 mesi e 29 giorni" per colpa di una scellerata, ovvero di una donna) simula anche un dialogo recitato con un brigadiere, implorandolo di fargli salutare la madre per l'ultima volta. L'esecuzione è documentata integralmente.

    Data: 1964

  • Durata 03:22
  • Luogo Napoli
  • Provincia Napoli
  • Regione Campania
  • Esecutore Anonimi: voce maschile, voci
  • Autore Sergio Boldini

  • Genere Audio
  • Audio

  • Descrizione

    Canto di questua per la raccolta delle offerte per la Madonna. All'inizio del brano una voce maschile urla chiamando "Donna Marì! Donna Pascalì! Ciccillo ‘o graunaro! Vicienzo capajanca…" (Donna Maria, Donna Pasqualina, Francesco il carbonaio, Vincenzo "testa-bianca"), non sappiamo se si tratta di nomi inventati oppure se siano nomi (e nomignoli) degli stessi esecutori. Subito dopo la cantora inizia l'esibizione inframezzata dai classici stereotipi verbali dei canti di questua gridati dagli altri cantori: "Surè ‘a Maronna!", "Calate ‘o panare signò!" (Sorella, la Madonna! Calate il paniere signora!) con cui si invitano i devoti a dare un’offerta per la Madonna.

    Luogo: Napoli

  • Durata 02:58
  • Luogo Napoli
  • Provincia Napoli
  • Regione Campania
  • Esecutore Anonimi: voce femminile e maschile, voci
  • Autore Sergio Boldini

  • Genere Audio
  • Audio

  • Descrizione

    Fronna di carcere con parti "sceneggiate" che sembra la continuazione di una traccia precedente. La registrazione non documenta l'inizio dell'esecuzione; la voce maschile, accompagnata dalla chitarra, si rivolge cantando a chi sta andando in visita nelle carceri ricordandogli che "dint’e cancelle simmo tutte frate!" (In carcere siamo tutti i fratelli). Interviene dunque il "brigadiere" che invita una donna, forse la mamma del carcerato, ad andare via ("Buona donna vattene via!") perché sotto il carcere non si può cantare. Subito dopo la voce femminile esordisce cantando e confermando questo triste divieto: "Io me ne vaco, ubbidisco, ‘o saccio/ Sott’e cancelle nun se po’ cantà" (Io mene vado, ubbidisco, lo so/ Sotto il carcere non si può cantare). Ma poi canta "Ma v’assicuro che niente ‘e male faccio/ L’urdema vota ‘o voglio salutà" (Ma vi assicuro che non faccio nulla di male/ L’ultima volta lo voglio salutare” al che il brigadiere ribadisce che non si può salutare nessuno. La donna poi canta "Nu prepotente i me abusà vuleve/ Isso l’ha acciso ca m’apparteneve" (Un prepotente voleva abusare di me/ Lui l’ha ucciso perché mi apparteneva). E infine conclude con una fronna finale: "Oi figlio ‘e mamma/ E’ nu destino niro ci ha condannate/ Dint’e cancelle simme tutte frate" (Oh Figlio di mamma/ E’ un destino nero che ci ha condannato/ Dietro le sbarre siamo tutti fratelli).

    Data: 1964

  • Durata 02:33
  • Luogo Napoli
  • Provincia Napoli
  • Regione Campania
  • Esecutore Anonimi: voce femminile e maschile, voci, chitarra
  • Autore Sergio Boldini