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Archivio Sonoro dell'Umbria

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Spoleto e dintorni (1)

Dagli anni '70 ad oggi: esecuzioni e rifunzionalizzazioni dei canti di questua.

Registrazioni raccolte da Valentino Paparelli tra il 1973 e il 1980 nelle località di Spoleto, Cerreto, Scheggino, Norcia, Cascia, Avendita, Sellano e Savelli, tra le sorgenti e l'area ternana della valle del fiume Nera, che documentano forme espressive musicali tradizionali, diffuse anche in altri territori della regione presi in esame nel corso dell'indagine: la canzone narrativa, sia nella tradizione epico-lirica sia in quella da foglio volante, la poesia in ottava rima sia nelle forme memorizzate e narrative, sia nelle improvvisazioni, le forme di danza eseguite con strumenti a mantice, il monostrofismo imperfetto del canto di lavoro - soprattutto quello per la mietitura - e dello stornello, nelle forme accompagnate allo strumento e in quelle unicamente vocali.
La specificità dei materiali raccolti, in comune con quanto rinvenuto a Perugia e dintorni, sta nei canti e nelle forme rituali legati alle questue, che si articolano nel ciclo calendariale tra l'Epifania e il mese di maggio, documentati sia come repertorio memorizzato dagli informatori in contesti domestici e informali, sia in funzione, durante l'esecuzione. In particolare viene proposto un ampio gruppo di registrazioni sulla pasquella e alcuni esempi di canti legati al Maggio lirico.
L'autore, riferendosi alla pasquella, sottolinea come "questa forma rituale di questua sia ancora la più diffusa nell'Italia centrale tra quelle arrivate fino a noi e al contempo quella che meglio testimonia la presenza sincretica di elementi pagani e cristiani". La pasquella (o pasquarella, pasquetta, vecchiarella eccetera) è un canto propiziatorio che nelle sue forme più diffuse si esegue la notte tra il 5 e il 6 gennaio, in un clima festoso e allegro, come testimonia la conclusione del canto che si realizza in un saltarello e in una serie di stornelli che richiamano la ciclicità del rito e l'augurio per il suo rinnovarsi l'anno venturo. 
Di estremo interesse una variante più rara (qui presente in un'unica registrazione e meglio documentata nella raccolta Valnerina ternana) destinata alla salvezza delle anime del purgatorio: le anime sante in questa versione divengono allo stesso tempo soggetto e oggetto della struttura del canto che assume dunque una dimensione più riflessiva, quasi mistica, che lo rende più difficilmente inscrivibile nel complesso dei riti calendariali, aprendo un dibattito demologico su questo aspetto ancora non completamente univoco.
Un ultimo accenno merita la rappresentazione del Maggio (per una descrizione esaustiva, che restituisca la complessità della riflessione critica intorno a questo rito di entrambe le rappresentazioni si rimanda al volume V. Paparelli, L'Umbria cantata. Musica e rito in una cultura popolare, Squilibri Editore, 2009, pp. 53-59, e all'ampia bibliografia sull'argomento].
Nella seguente raccolta, seppure in assenza di una registrazione in funzione, oltre ad alcune esecuzioni memorizzate del canto di questua, compaiono registrazioni recenti, tra le ultime raccolte da Valentino Paparelli, e qui presentate a testimonianza dell'importante impegno culturale di patrimonializzazione e riattualizzazione delle forme tradizionali di rappresentazione popolare ad opera delle comunità locali e delle nuove generazioni.

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