Home In memoria di un amico

In memoria di un amico e in cerca di una casa

 



paparelli
Con la scomparsa di Valentino Paparelli, avvenuta nella notte del 6 marzo 2013, abbiamo perso un amico carissimo e una fonte straordinaria di conoscenze e saperi. Impossibile, nel suo caso, separare gli aspetti privati da quelli pubblici perché per lui studio e ricerca sono sempre stati parte costitutiva del suo stesso essere, espressione irrinunciabile di uno sconfinato amore per la vita che ha manifestato in tutti i campi in cui si è cimentato, dall’alpinismo alle rilevazioni sul campo, dalla militanza politica al servizio prestato nelle istituzioni a difesa del bene comune. Impossibile a svilupparsi nel clima rarefatto di una serra, questo amore si è declinato da subito nelle forme più alte di un impegno civile che, avvertito come inevitabile rispetto alle contraddizioni del mondo, per lui comportava innanzitutto l’obbligo di ulteriori approfondimenti critici, l’inesausto esercizio di un rigore razionale che non poteva acquietarsi nel carattere consolatorio di facili dichiarazioni di parte né, tanto meno, sciogliersi nella presunta oggettività di una ricerca che non è mai neutra: da qui la sua magistrale ricostruzione delle forme espressive della tradizione umbra destinata a costituire un punto di riferimento obbligato per chiunque voglia accostarsi a quei repertori e agli uomini che ne sono stati i depositari.

Negli ultimi mesi di vita si era dedicato, con la passione e il rigore che contraddistingueva il suo agire culturale, al progetto che gli stava a cuore più di ogni altro, vale a dire la catalogazione del suo archivio al fine di renderne pubblici i risultati, nell’intento di testimoniare alle generazioni a venire la straordinaria ricchezza di un patrimonio e, allo stesso tempo, con lo scopo di restituire alle comunità originarie quanto da loro aveva appreso nel corso della sua attività di ricerca. La morte l’ha colto quando il lavoro era già in avanzata fase di realizzazione e definita, nelle sue articolazioni, l’architettura generale del fondo, con la suddivisione per raccolte: su queste solide basi Enrico Grammaroli e Omerita Ranalli hanno potuto concludere il lavoro che, per quanto privo di un qualsivoglia conforto e sostegno istituzionale, risponde innanzi tutto a un obbligo morale nei confronti dello stesso Paparelli.


paparelli2
Anche per questo quello umbro è l’unico archivio ancora privo di una casa, vale a dire di una sede fisica in cui sia possibile consultare integralmente i documenti che, online, possono ascoltarsi solo per frammenti: una casa che ci auguriamo di trovare presto, confidando nella sensibilità di istituzioni consapevoli dei propri doveri oltre che dell’importanza di questi giacimenti culturali, con la speranza che possa diventare anche centro di un nuovo e diverso agire culturale in cui la memoria ravviva e illumina l’azione rivolta al presente, magari in vista di un futuro diverso e migliore.

A integrazione ideale del lavoro di Paparelli e come indicazione di quanto ancora resta da fare, l’archivio presenta anche una prima selezione del fondo Portelli, il ricercatore che più di ogni altro, assieme a Valentino, ha continuato a ricercare nella memoria delle donne e degli uomini che abitano in questa terra, nelle loro storie di vita, nei loro canti e nelle loro musiche, la fonte e l’ispirazione per una “ricerca” che ha un senso pieno quando diventa anche occasione di un  “intervento”, destinato a trasformare la soggettività dei ricercatori e dei loro interlocutori.