Archivio Sonoro

Archivio Sonoro della Basilicata

Dal Radiocorriere (14)

Articoli, schede e rimandi a commento delle trasmissioni televisive

  • Genere Testo
  • Descrizione

    Un articolo di Paolo Toschi sui due anni di programmazione, dalle stazioni di modulazioni di frequenza del Terzo Programma della Rai, di "Chiara Fontana", trasmissione dedicata "alla limpida vena della musica e della canzone tradizionale del nostro paese"; lo studioso rassicura i lettori che si tratta di canzoni e musiche "genuinamente popolari, senza manomissioni, elaborazioni, ritocchi e abbellimenti", grazie al Centro Nazionale Studi Musica Popolare e al suo direttore Giorgio Nataletti.

  • Data Martedì, 15 Ottobre 1957
  • Luogo Roma
  • Provincia Roma
  • Regione Lazio
  • Autore Paolo Toschi

  • Genere Testo
  • Descrizione

    La presentazione del ciclo di documentari, curato da Luca Pinna e Clara Gallini, di registi come Luigi Di Gianni e Cecilia Mangini, che si ispirarono alle ricerche di Ernesto De Martino, in "profonda e polemica rottura con il tradizionale filone del film folcloristico". Da notare la buona collocazione nel palinsesto (in seconda serata, alle 22, sulla prima rete), del tutto impensabile oggi.

  • Data Giovedì, 03 Novembre 1977
  • Luogo Roma
  • Provincia Roma
  • Regione Lazio
  • Autore Redazione RadiocorriereTV

  • Genere Testo
  • Descrizione

    In contemporanea alla messa in onda del programma Nel sud di Ernesto De Martino un articolo di Franco Scaglia si sofferma su alcuni casi emblematici (i tarantati di Galatina, la possessione di Alberto Gonnella in Campania e la pratiche di magia in Lucania) con particolare riferimento ai documentari di Luigi Di Gianni.

    Data: n. 44, 3 novembre 1977, pp. 36-38

  • Luogo Roma
  • Provincia Roma
  • Regione Lazio
  • Autore Franco Scaglia

  • Genere Testo
  • Descrizione

    Le schede di presentazione delle quattro puntate di Sud e magia, la trasmissione curata da Annabella Rossi, Gianfranco Mingozzi e Claudio Barbati, andate in onda il 31 marzo, il 7, 14 e 21 aprile, nella dichiarata intenzione di inoltrarsi, a vent'anni dalle ricerche di De Martino, nel Sud più arcaico e segreto contro "l'immagine falsa che del mondo popolare si ricava da certa musica folk, dal finto artigianato e dai manifesti turistici". Nella prima puntata, girata in Lucania e Campania, la lamentatrice di Bella, la Zeza di Somma Vesuviana: da notare l'incontro di Albano di Lucania dove la popolazione rimprovera a De Martino di avere esagerato, se non "inventato", la storia delle pratiche magiche del posto. 
    Nella seconda puntata si affrontano i temi del malocchio e della fattura tra i monti dell'Irpinia e l'incontro con il mago di Paduli, Raffaele Luongo. La terza puntata con alcune singolari figure di maghi e guaritori, come il contadino Domenico Masselli che parla a data fissa con la Madonna, e Michele Acquaviva di Cerignola che nella sua masseria cura centinaia di persone con l'olio della Madonna di Altomare. L'ultima puntata, "Ritorno alla terra del rimorso", è interamente dedicata ai luoghi consacrati ne La Terra del rimorso: è intervistata anche una "donna tarantata che De Martino conobbe giovane", vale a dire Maria di Nardò.

    Data: marzo aprile 1978.

  • Luogo Roma
  • Provincia Roma
  • Regione Lazio
  • Autore Redazione RadiocorriereTV

  • Genere Testo
  • Descrizione

    Un articolo di Pino Di Salvo su Sud e magia, un programma in quattro puntate a cura di Annabella Rossi, Gianfranco Mingozzi e Claudio Barbati, che indaga la persistenza di credenze magiche nei contesti raggiunti dagli autori a vent'anni dalle ricerche demartiniane, come Albano di Lucania. Storie di sortilegi, di apparizioni e miracoli, raccontate attraverso figure emblematiche, come Raffaelle Longo di Paduli e Alberto Gonnella di Serradarce, o la singolare vicenda del guaritore di Cerignola Michele Acquaviva.

    Data: n. 13, 31 marzo 1978, pp. 106-8.

  • Luogo Roma
  • Provincia Roma
  • Regione Lazio
  • Autore Pino Di Salvo

  • Genere Testo
  • Descrizione

    Ernesto De Martino, incaricato dalla direzione del Terzo Programma di dirigere un ciclo di trasmissioni su “argomenti etnografici e folkloristici”, firma la presentazione dei ventisei Panorami etnologici andati in onda a partire dal 5 aprile 1954. Lo scopo che l’antropologo napoletano dichiara di voler perseguire è quello di eludere derive pittoresche o romantiche “per una più larga e serena comprensione del primitivo e del popolare”, “il cui gusto pur avendo influenzato in modo immediato certe correnti artistiche e letterarie, e persino certi aspetti del costume e dell’ideologia del mondo moderno, non andrebbe incoraggiato, almeno nella misura in cui esso alimenta una sorta di evasione dall’ordine e dalla razionalità della civiltà”. Due sono i criteri individuati per selezionare il vasto repertorio acquisito: il riconoscimento della centralità delle espressioni musicali, ma con ampio commento “ideologico e più propriamente etnografico e culturale”, e l’attenzione rivolta al folklore nazionale. Ne risultano tre cicli di trasmissioni: un primo gruppo concerne le manifestazioni culturali relative ai più importanti momenti critici dell’esistenza (la nascita, l’infanzia, l’amore, le nozze, la fatica, la guerra e la morte); il secondo tocca invece “espressioni notevoli della letteratura e della poesia popolare”: alcuni testi radiofonici trattano dei “principali generi e dei prodotti più caratteristici della nostra letteratura nazionale (stornello e strabotto, mutto sardo e villotta friulana, canti epico-lirici, canti iterativi, testamenti, bruscelli e infine la poesia religiosa)”; il terzo gruppo, infine, è dedicato al folklore straniero e ai fenomeni di sincretismo culturale (con attenzione all’aspetto musicale). Particolarmente densi i panorami etnografici rivolti alle regioni più “ricche di tradizioni popolari ancora in vita e ben conservate”, tra queste la Lucania. I contenuti mandati in onda sono elaborazioni sulla base di materiale documentario raccolto direttamente sul posto con i mezzi tecnici della Rai e con l’aiuto del “Centro per lo studio di Musica Popolare presso l’Accademia di S. Cecilia” e del “Centro etnologico italiano”. Il gruppo di studio e di raccolta si è trattenuto in Lucania nel corso del mese di ottobre del 1952 e “ha battuto sistematicamente molti piccoli centri del materano e del potentino, raccogliendo un prezioso materiale di incisioni discografiche e di documenti relativi al ciclo della vita umana”. In generale il materiale musicale utilizzato è di prima mano, “raccolto sul posto ed eseguito da effettivi cantori popolari, senza quindi gli arbitri e le deformazioni che sono inevitabili nelle esecuzioni in studio”. I testi delle trasmissioni sono curati, per l’aspetto più propriamente folkloristico e delle tradizioni popolari da Paolo Toschi, Giuseppe Cocchiara e Mario Cirese; il commentario musicale è affidato a Diego Carpitella e Roberto Leydi, la regia e il montaggio a Giandomenico Giagni. Le foto che corredano l’articolo sono di Franco Pinna.

    Data: aprile 1954

  • Luogo Roma
  • Provincia Roma
  • Regione Lazio
  • Autore Ernesto De Martino

  • Genere Testo
  • Descrizione

    Presentazione della puntata di Fonte viva, trasmissione settimanale del Secondo Programma dedicata ai canti popolari italiani (che riprende il titolo di una rubrica andata in onda dal 1946 al 1949 e che fu una delle prime iniziative realizzate dalla Rai per la diffusione del folklore musicale), trasmessa il 14 aprile del 1960 e interamente dedicata alla Lucania. Frutto della collaborazione con il Centro Nazionale Studi di Musica Popolare (istituito nel 1948 dall’Accademia Nazionale di Santa Cecilia e dalla Radiotelevisione italiana) che, sotto la direzione di Giorgio Nataletti, ha curato la raccolta di un vastissimo repertorio di documenti musicali, restituisce i risultati di numerose campagne di ricerca che negli anni hanno “interpellato migliaia di ‘portatori di folklore’” che sembrano comporre “una sostanziale unità di ispirazione e di costume” del canto popolare in Italia, con la volontà di diffondere a più larghi strati di pubblico, attraverso le trasmissioni radiofoniche, i risultati di indagini scientifiche basate sul reperimento di materiale di prima mano, che “risponde elle esigenze della cultura musicale moderna che respinge tutto quanto è ‘trascrizione’ o generico abbellimento”. Fonte viva è solo una delle trasmissioni radiofoniche di musica popolare che in quegli anni trova spazio sulle frequenze nazionali assieme a Aria di casa nostra (un programma in onda ogni giorno sulla Rete Tre) che si occupa di canti e danze di tradizione, così come Voci vive trasmessa sul Programma nazionale, Chiara fontana, rubrica di musica folklorica italiana, e il “mensile” che il Terzo dedica ai più notevoli riferimenti etnomusicologici, e alle campagne di ricerca più importanti.

     

  • Data Giovedì, 14 Aprile 1960
  • Luogo Roma
  • Provincia Roma
  • Regione Lazio
  • Autore Redazione RadioCorriereTv

  • Genere Testo
  • Descrizione

    Franco Scaglia firma un articolo sugli esiti del Convegno di Fiuggi sul tema del “Folklore della programmazione radiofonica”, promosso da Radiouno, con la partecipazione di specialisti da tutta Europa, nel corso del quale è stato presentato un catalogo con le registrazioni dell’Accademia di Santa Cecilia. Apre i lavori Diego Carpitella, direttore dell’Istituto di Storia delle Tradizioni Popolari dell’Università di Roma e in quel momento programmatore radiofonico della trasmissione a puntate per Radiouno Folk-Doc, ovvero storia e tecnica della musica popolare italiana. Vengono trasmessi alcuni programmi del folk italiano, come I paesi cantano di Otello Profazio, Quale folk di Ghirlanda e Sarasini, e una selezione curata da Carpitella su documenti originali del folklore musicale, a margine di interventi e relazioni di autori della BBC, della Radiotelevisione finlandese, di Radio France sui “modi di confezionare una trasmissione di folklore”, come opportunità di ripensare criticamente il proprio lavoro, nel confronto tra “l’atteggiamento del sociologo o dell’antropologo, che tendono al teorico e all’astratto, e quello del programmatore che forse è limitato da un’efficienza di routine”, nel commento dello stesso Carpitella. Completano il servizio un’intervista a Aurora Milillo, autrice di un contributo sulle favole, e un esempio di trascrizione su un racconto narrato da un contadino lucano di sessant’anni, e registrato dalla ricercatrice, che offre un motivo diffuso in molte parti del mondo: Il cappotto preso in prestito, che si ritrova in alcuni tipi di racconto del ciclo di Giufà, il furbo sciocco. La studiosa lucana, già parte di un gruppo diretto da Alberto Mario Cirese impegnato a registrare materiali per la Discoteca di Stato, dietro le sollecitazioni di Giorgio Albani, riflette sull’opportunità della raccolta di esempi di narrativa di tradizione orale minacciata dal rischio di estinzione, venendo meno i contesti tradizionali di produzione, e sulla difficoltà di trascrizione dei materiali di ricerca e di restituzione del “ritmo orale” delle storie raccontate (ad esempio i toni di voce, i gesti di chi racconta, la melodia della frase che veicola il significato, i commenti di chi ascolta).

    Data: novembre 1978

  • Luogo Roma
  • Provincia Roma
  • Regione Lazio
  • Autore Franco Scaglia

  • Genere Testo
  • Descrizione

    Due articoli, di Giuseppe Bocconetti e di Lina Agostini, ripercorrono le tappe del concorso “Alla ricerca del folklore italiano” abbinato alla rubrica televisiva Adesso Musica. Oltre quindicimila testi di canzoni popolari e nastri di motivi folcloristici inviati dai telespettatori alla redazione a seguito di un concorso che invitava a segnalare motivi “di origine popolare”, incisi su nastro magnetico o anche soltanto trascritti, al fine di restituire spazio all’“inesauribile filone folkloristico del paese, non solo nel tentativo di realizzare un censimento il più possibile aggiornato e completo del repertorio di canti tradizionali autentici; ma per vedere in che misura è possibile riproporli al grosso pubblico senza la mediazione di chi, per forza di cose, il più delle volte ne forza la genuinità e l’originalità”. Scrive Giuseppe Bocconetti che “la mediazione di molti cantanti che hanno riscoperto il “folk”, inevitabilmente toglie spontaneità ed autenticità a un “prodotto” nato per una destinazione diversa, come strumento d’espressione per dire e raccontare emozioni, stati d’animo, sentimenti, non solo, ma condizioni sociali, il lavoro, la povertà, i desideri, le delusioni, le gioie, la fede”. La commissione era composta da Adriano Mazzoletti, Paolo Toschi, Giorgio Caproni, Antonino Uccello, Luigi Colacicchi, Alberto Bevilacqua, Diego Carpitella, Tullio Tentori, Piergiorgio De Florentis e Mario Migliardi, “il cui giudizio è stato espresso sulle varianti dei testi (tradizionali e popolari) relativamente al materiale pervenuto”. Il 65 per cento dei motivi partecipanti al concorso provengono dal meridione d’Italia e in misura considerevole dai paesi d’emigrazione. Durante la premiazione, a cui è dedicato un numero speciale del programma, andato in onda il 17 dicembre 1972 alle 22, 05 sul Secondo canale, affidato alla regia di Stefano de Stefani, “tra un “ballu cabillu” e un canto “oj” della colonia albanese, tra un intervento di Tentori e Carpitella e i versi del poeta Ignazio Buttitta, tra le canzoni sarde di Anna Loddo e quelle piemontesi di Franca Orengo”, alcuni dei ricercatori interpretano di persona il brano da loro scoperto, altri invece assistono all’esecuzione dei motivi affidati “ai cantanti più noti di questo genere musicale”: Otello Prefazio, Rosa Balistreri, Caterina Bueno, Matteo Salvatore, Maria Carta , il Duo di Piadena.

    Data: n.38, settembre 1972, pp.86-87; n.47, 1972, pag.20; n.51, dicembre 1972, pp.42-43

  • Luogo Roma
  • Provincia Roma
  • Regione Lazio
  • Autore Giuseppe Bocconetti, Lina Agostini

  • Genere Testo
  • Descrizione

    Vittoria Ottolenghi presenta la puntata di C’è musica e musica, programma di cultura e divulgazione musicale curato da Luciano Berio in onda in prima serata sulla Seconda Rete, dedicata "al canto popolare nelle sue cinque manifestazioni fondamentali: il canto etnico, la canzone popolare, la canzone folk, la canzone di protesta e la canzone di consumo". L’autrice sottolinea come l’argomento, nonostante l’apparente vicinanza e familiarità, si sia rivelato il più complesso tra quelli selezionati per la stessa serie di trasmissioni, "proprio perché intriso di componenti storiche, sociologiche e antropologiche". Perciò il ricorso alla consulenza di Alan Lomax, con cui polemizza Wachsman, docente di etnomusicologia a Chicago, riguardo alla teoria cantometrica "secondo la quale, analizzando sulla base di una quarantina di indici, il modo di cantare di un popolo, si ottiene il 'ritratto' preciso di una società", e di Diego Carpitella "che valuta gli opposti punti di vista nei rapporti tra musica etnica e società, e porta avanti i successivi argomenti: il canto popolare italiano e quel complesso di canzoni popolari contemporanee che vanno sotto il nome di 'folk revival'". "Berio, di fronte a questa meravigliosa molteplicità della musica popolare – o 'del quotidiano' – si pronuncia a favore della canzone di protesta, che, in tutte le latitudini, è la protagonista di molti tipi di contestazione". Su questo tema Carpitella nota come la canzone folk, anche di protesta, sia "il momento del distacco dall’impegno diretto, il momento della riflessione, quando, cioè, si riesce a vedere un problema, una lotta in un’altra dimensione", diversamente da "quando una lotta amara è in atto, e la canzone lascia il posto alla parola detta, magari urlata". Sorprende l’attenzione con cui viene condotta la discussione su temi che trovavano una collocazione affatto marginale nel palinsesto televisivo degli anni Settanta.

    Data: n.13, marzo 1972, pp.107-109

  • Luogo Roma
  • Provincia Roma
  • Regione Lazio
  • Autore Vittoria Ottolenghi

  • Genere Testo
  • Descrizione

    Due articoli sul Centro Nazionale Studi di Musica Popolare. Il primo, a firma di Liliana Scalero, celebra enfaticamente dieci anni di intensa attività, a partire dalla fondazione nel 1948 promossa dall’Accademia di Santa Cecilia, con la guida del direttore Giorgio Nataletti, e la collaborazione e i mezzi tecnici della Rai. Con lo scopo di preservare e diffondere la musica popolare in Italia, e il contributo di una generazione di ricercatori quali Carpitella, Liberovici, Tibi, Cirese, De Martino e Levi, che trovano qui il primo spazio d’azione per le campagne di rilevamento, il Centro ha avuto il merito di "frugare nei tesori finora un po' trascurati" del patrimonio sonoro in termini comparativi, con un moderno approccio filologico, paragonato alla pioneristica attività di Bela Bartok in Ungheria, rivolgendosi a un pubblico che, secondo chi scrive, reclamava "indagine scientifica, critica severa, e anche verità, realismo, curiosità", "per dare all’Italia un corpus musicale folkloristico quale non era dato sperare in passato", ora che "l’interesse del pubblico della città si è fatto vivo per il folklore genuino" non più praticato nelle campagne, troppo modernizzate e industrializzate. Il problema della conservazione e trasmissione del materiale di ricerca sulla musica popolare è anche il tema del secondo articolo che presenta il volume curato da Nataletti, in collaborazione con Carpitella, Studi e ricerche del Centro nazionale di Musica popolare dal 1948 al 1960, frutto della riflessione sui metodi di ricerca e raccolta, di conservazione e di studio dei canti e delle danze popolari, anche in relazione alla divulgazione dei risultati scientifici attraverso i mezzi di comunicazione di massa, come le emittenti radiofoniche nazionali.

    Data: n.21, maggio 1958, p. 20; n.52, dicembre 1960, p.17

  • Luogo Roma
  • Provincia Roma
  • Regione Lazio
  • Autore Liliana Scalero; anonimo

  • Genere Testo
  • Descrizione

    A Diego Carpitella spetta il lancio dei programmi di musiche folcloristiche italiane che andranno in onda, nel quadro delle nuove trasmissioni a Modulazione di Frequenza dei "Gazzettini regionali" sul Terzo programma in MF, tutti i giorni feriali, dalle 13 alle 13,25, con il materiale raccolto dal Centro Nazionale Studi di Musica Popolare, "sotto gli auspici dell’Accademia di Santa Cecilia e della Radiotelevisione Italiana, che ha fornito anche i mezzi tecnici": circa quattromila melodie di quasi tutte le regioni italiane, registrate da vari studiosi e specialisti nel Lazio (Nataletti, Colacicchi), in Sardegna (Nataletti, Carpitella, Cagnetta), in Lucania e nelle comunità albanesi della Calabria (De Martino, Carpitella), in Molise e nelle comunità albanesi e slave del Molise (Cirese, Carpitella), in Sicilia (la documentazione di Tiby, a cui si aggiungono i risultati di una spedizione del giugno del 1955 composta da Nataletti, Marcel Dubois, Collaer, Tiby e Schneider) e circa ottanta ore di registrazione effettuate durante un viaggio attraverso tutta la penisola da Alan Lomax e Diego Carpitella. L’intento è quello di ritrovare un’unità, un comune denominatore e portare al grande pubblico il folklore musicale, restituendo con "programmi intensivi" pari dignità, almeno nell’economia dei palinsesti radiofonici, alla musica popolare. Si tratta peraltro di incisioni effettuate presso gli stessi "alberi di canto", che conservano non solo la melodia e il ritmo ma anche l’interpretazione, lo stile, il timbro, nella sintesi di interpretazione-creazione, dimensione inedita alla realtà radiofonica italiana che vede una grande diffusione di "musica artigiana": "musiche popolaresche, spesso registrate in 'studio', e consumate dall’uso e dalla alterazione commerciale". L’effetto auspicato da Carpitella è che "queste canzoni e danze popolari" facciano finalmente una 'circolazione rotatoria'", "non attraverso una filtrazione 'urbana'", ma ritornando "allo stato di partenza quasi come uno specchio fedele della realtà , ed anzi proprio questa fedeltà contribuirà ancor più a conservare non artificialmente questo patrimonio popolare, e forse in maniera indiretta ad alimentare la stessa fantasia creatrice popolare".

    Data: n. 40, ottobre 1955, p.7

  • Luogo Roma
  • Provincia Roma
  • Regione Lazio
  • Autore Diego Carpitella

  • Genere Testo
  • Descrizione

    Per la rubrica "Leggiamo insieme", presentazione di Un secolo di canzoni, edito da Parenti, a cura di Francesco Rocchi per la collana "Costumi ed arti popolari" diretta da Enrico Galassi che "per due anni si è dedicato alla ricerca e alla cernita delle 350 e più copielle, riprodotte in fac-simile, che vanno dal 1835 al 1914" e compongono, "come in un grande diorama", "un manuale di storia applicata, in cui i fatti e gli avvenimenti vengono visti di scorcio, con l’occhio dell’uomo della strada". Una storia d’Italia in canzoni, frutto di un sinergico lavoro di analisi ad opera di Jacopo Recupero, che ha esaminato la parte iconografica dei volantini, Diego Carpitella, a cui si deve l’analisi del folclore musicale, Annabella Rossi, che dimostra la vitalità e la continuità dell’arte popolare, e ancora Tullio Tentori, direttore del Museo delle Arti e Tradizioni Popolari di Roma, nonché di scrittori come Giuseppe Marotta, Cesare Zavattini, Irene Brin, Libero Bigiaretti, Leonardo Sinisgalli, Luciano Cirri, Manlio Miserocchi, Marco Cesarini Sforza, Libero de Libero e Max David, corredata da un "disco microsolco Fonit-Cetra riproducente le arie più significative incise dall’orchestra Angelini con la partecipazione di ottimi cantanti (Rondinella, Romanelli, Profazio, Morosini, Tavaglini, Modugno)". "La guerra d’Africa, il processo dreyfus, il terremoto di Avezzano, la scoperta del telegrafo senza fili, la guerra Italo-Turca…: la storia qui si impara cantando".

    Data: marzo 1962

  • Luogo Roma
  • Provincia Roma
  • Regione Lazio
  • Autore Erre Emme