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Archivio Sonoro

P. Apolito, San Potito 1973 (13)

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  • Genere Audio
  • Audio

  • Descrizione

    L’intervistato racconta di partecipare alla rappresentazione fin dal 1924 ma che questa si faceva anche prima, secondo lui è una cosa antichissima, "di duecento anni fa". Lo ‘ntreccio invece, a suo avviso, si fa solo dal 1924, prima di questa data si cantavano la Zeza e le varie macchiette del castagnaio, del pescivendolo, del giardiniere ecc. Secondo il suo racconto si girava a piedi arrivando anche nei paesi circostanti (Nocera, Cava dei Tirreni, ecc.) dove ci si fermava nella piazza, si faceva un cerchio e si cantava la Zeza, la Vecchia Vedova e quindi le macchiette, per poi proseguire e ripetere il tutto nel posto successivo. La trasmissione del testo avviene per via orale ma "non c’è una regola". Lui, ad esempio, l’ha appresa da un cognato a Roccapiemonte. Nell’audio dell’intervista c’è qualche interruzione.

  • Durata 06:52
  • Data Martedì, 06 Marzo 1973
  • Luogo San Potito
  • Provincia Salerno
  • Regione Campania
  • Esecutore Anonimo: voce maschile
  • Autore Paolo Apolito

  • Genere Audio
  • Audio

  • Descrizione

    Le persone qui intervistate sono principalmente due: il primo si chiama Zì ‘Ntonio ovvero "zio Antonio" (in ambito popolare è uso comune, anche in segno di rispetto, indicare i vecchi come "zii", classe 1892; anche lui, che non ha mai partecipato in prima persona (vi prendeva parte però il fratello), racconta, aiutato nel ricordo da altre persone presenti, che prima del 1924 si facevano solo la Zeza e le macchiette e non lo ’ntreccio. L’intreccio delle viti rappresenta simbolicamente, a suo avviso, il ballo che è appunto "intrecciato". L’altro intervistato, del quale purtroppo non conosciamo il nome, racconta di aver partecipato in passato alla rappresentazione facendo "la giovane" (si riferisce al personaggio di Rusetta, figlia di Zeza, nella Vecchia Vedova). Secondo lui la rappresentazione si fa da duecento o "minimo centocinquanta anni", e anticamente dicevano che era "un’operetta". Le parole sono da sempre le stesse, quello che hanno tentato di cambiare è la pronuncia, cercando di italianizzare il testo che però a suo avviso "bisogna cantare in dialetto". Accenna quindi a cantare una parte della Vecchia vedova e zitella, la ricorda a memoria, nessuno l’ha mai scritta, si trasmette dai vecchi ai giovani. Racconta che si provava in casa tutte le sere un mese prima della rappresentazione e i vecchi "concertavano", istruendo i più giovani e assegnando le parti. Una volta imparata si poteva uscire per eseguirla nelle piazze dei vari paesi o frazioni dove ci si recava nel periodo di carnevale (S. Giorgio, Casali, S. Clemente, Nocera, ecc.). Le donne non partecipano alla rappresentazione perché il paese è troppo "impiccioso" (nel senso di "difficile" e "pettegolo") e quindi le madri non vogliono che le proprie figlie vi prendano parte. Racconta poi che prima era proibito ricevere offerte in denaro durante il tragitto da loro percorso e nel corso della rappresentazione, si potevano avere solo cibi e bevande. Riferisce a tal proposito che un anno andarono a Nocera per fare la rappresentazione da Gabriele Gambardella, proprietario di una fabbrica, il quale offrì loro "taralli, vino e liquore". Lui ha iniziato a partecipare negli anni ’30.

  • Durata 13:47
  • Data Martedì, 06 Marzo 1973
  • Luogo San Potito
  • Provincia Salerno
  • Regione Campania
  • Esecutore Zì ‘Ntonio: voce, anonimo: voce maschile
  • Autore Paolo Apolito

  • Genere Audio
  • Audio

  • Descrizione

    L’intervistato è sempre Zì ‘Ntonio il quale parla dei vestiti raccontando che l’usanza di indossare per l'occasione abiti particolari è legata all' introduzione dello ’ntreccio mentre prima per la Zeza si usavano i vestiti abituali e solo Pulcinella metteva un "cappellone" sulla testa. Pulcinella portava anche un "pazzariello" (un piccolo bastone) col quale poi nella rappresentazione picchiava sulle spalle del servo del notaio Don Nicola, facendo però "più rumore che male". Nel brano ci sono interruzioni e l’audio è disturbato da rumori di auto e moto che passano nelle vicinanze.

  • Durata 03:24
  • Data Martedì, 06 Marzo 1973
  • Luogo San Potito
  • Provincia Salerno
  • Regione Campania
  • Esecutore Zì ‘Ntonio: voce
  • Autore Paolo Apolito

  • Genere Audio
  • Audio

  • Descrizione

    Gli intervistati parlano dello ’ntreccio raccontando che ognuno si procura il proprio vestito. I vestiti "non sono una tradizione" come invece lo sono le parole della rappresentazione. Lo ‘ntreccio si faceva anche negli anni ’50, poi per anni non si è fatto più ed è stato ripreso solo dall’anno precedente, ovvero nel 1972. Si specifica ancora una volta che lo ‘ntreccio "è un’altra cosa rispetto alla recita", serve ad "abbellirla".

  • Durata 01:58
  • Data Martedì, 06 Marzo 1973
  • Luogo San Potito
  • Provincia Salerno
  • Regione Campania
  • Esecutore Anonimi: voci maschili
  • Autore Paolo Apolito

  • Genere Audio
  • Audio

  • Descrizione

    Zì ‘Ntonio recita un brano carico di allusioni erotiche che narra di una moglie incinta che rifiuta le avances sessuali di un focoso marito. Si tratta probabilmente di un’altra canzonetta carnevalesca o macchietta. Nella registrazione ci sono purtroppo diverse interruzioni.

  • Durata 00:58
  • Data Martedì, 06 Marzo 1973
  • Luogo San Potito
  • Provincia Salerno
  • Regione Campania
  • Esecutore Zì Ntonio: voce
  • Autore Paolo Apolito

  • Genere Audio
  • Audio

  • Descrizione

    L’intervistato è in questo caso l’attore che interpreta la Vecchia Vedova che a suo avviso è "un’opera antica del '600" chiamata lo ‘ntrecciola mascarata. I personaggi della rappresentazione sono: la Vecchia Vedova, Pulcinella, il notaio, il servo del notaio e la giovane figlia della vedova (’a signurina). Lui l’ha imparata da un vecchietto di settanta anni che li ha "concertati" tutte le sere per fare "l’opera". Sono però pochi, secondo lui, i giovani appassionati che vogliono impararla.

  • Durata 01:42
  • Data Martedì, 06 Marzo 1973
  • Luogo San Potito
  • Provincia Salerno
  • Regione Campania
  • Esecutore Anonimo: voce maschile
  • Autore Paolo Apolito

  • Genere Audio
  • Audio

  • Descrizione

    Musica che accompagna la sfilata dello ‘ntreccio accompagnata da due strumenti ritmici: tamburo a bacchette e piatti, che eseguono una sorta di marcia che accompagna anche i movimenti di danza dei ballerini. Secondo quanto si legge in Carnevale si chiamava Vincenzo, a San Potito nel 1973 i due strumenti erano suonati da due degli attori, che poi partecipavano anche alla rappresentazione della Zeza: ovvero il notaio Don Nicola (interpretato da Raffaele Ferrentino) e il suo servo (non identificato).

  • Durata 02:03
  • Data Martedì, 06 Marzo 1973
  • Luogo San Potito
  • Provincia Salerno
  • Regione Campania
  • Esecutore Anonimi: tamburo a bacchette, piatti
  • Autore Paolo Apolito

  • Genere Audio
  • Audio

  • Descrizione

    Rappresentazione della Zeza registrata il 6 marzo 1973 a San Eustachio (frazione del comune di Mercato San Severino). L’esecuzione con sole voci maschili e senza alcun accompagnamento strumentale si caratterizza per il tipo di vocalità "a distesa" e molto melismatica, tipica di altri repertori vocali campani (fronnecanti a figliola, ecc.). L’unico che sembra differenziarsi è Don Nicola la cui parte è a tratti più declamata che cantata. Per il testo di quest’esecuzione si veda Carnevale si chiamava Vincenzo. Nella registrazione manca l’attacco iniziale che dovrebbe comunque essere E sentite signori miei. Una registrzione della "Zeza di San Potito", pubblicata nel volume di Roberto De Simone, Son sei sorelle (Squilibri, 2010), sembra essere proprio una parte di quella qui presentata (nel brano introdotto da De Simone manca una consistente parte iniziale).

  • Durata 16:53
  • Data Martedì, 06 Marzo 1973
  • Luogo Sant’Eustachio
  • Provincia Salerno
  • Regione Campania
  • Esecutore Pulcinella (Salvatore Salvati): voce, Zeza (Luigi Salvato): voce, il notaio Don Nicola (Raffaele Ferrentino): voce, Vicenzella (non identificato): voce maschile
  • Autore Paolo Apolito

  • Genere Audio
  • Audio

  • Descrizione

    L’interprete di questa canzone del "ciuccio morto" ovvero asino morto, secondo quanto si apprende in Carnevale si chiamava Vincenzo, è Raffaele Ferentino, che smessi i panni di Don Nicola, sempre a San Eustachio (frazione del comune di Mercato San Severino), appoggiandosi su un asino che il gruppo si era portato dietro da San Potito, esegue questa sorte di lamentazione accompagnata da grida e pianti del pubblico che assiste. Nella registrazione manca purtroppo la parte iniziale che però è ricavabile dal testo ricantato dallo stesso Ferrentino nell’intervista successiva, oltre che dal testo dell’esecuzione trascritto in Carnevale si chiamava Vincenzo.

  • Durata 06:00
  • Data Martedì, 06 Marzo 1973
  • Luogo Sant’Eustachio
  • Provincia Salerno
  • Regione Campania
  • Esecutore Raffaele Ferrentino: voce
  • Autore Paolo Apolito

  • Genere Audio
  • Audio

  • Descrizione

    Raffaele Ferentino spiega il testo del brano prima eseguito, ricantandone buona parte del testo. A suo avviso la morte del ciuccio simboleggia la morte di Carnevale.

  • Durata 02:04
  • Luogo Sant’Eustachio
  • Provincia Salerno
  • Regione Campania
  • Esecutore Raffaele Ferrentino: voce
  • Autore Paolo Apolito

  • Genere Audio
  • Audio

  • Descrizione

    Seconda parte della rappresentazione chiamata localmente e dagli stessi esecutori la Vecchia Vedova. Si tratta di un altro ridiculoso contrasto (così come venivano chiamati nell’800) carnevalesco di matrimonio, cantato più o meno sugli stessi modelli melodici della canzone di Zeza ma con un testo completamente diverso. I cinque personaggi sono quelli della Zeza ma con ruoli rovesciati: Zeza, prima maritata adesso vedova (e perciò appunto Vecchia vedova), Pulcinella prima marito della Zeza ora pretendente, la figlia di Zeza, che non si chiama più Vicenzella ma Rusetta (Rosetta), il notaio Don Nicola e il servo del notaio. L’esecuzione qui registrata in due spezzoni (include il brano successivo) fu effettuata, da quanto si apprende in Carnevale si chiamava Vincenzo, a Piazza del Galdo, altra frazione di Mercato San Severino, toccata dalla comitiva carnevalesca partita da San Potito. La registrazione resta interrotta.

  • Durata 05:59
  • Data Martedì, 06 Marzo 1973
  • Luogo Piazza del Galdo
  • Provincia Salerno
  • Regione Campania
  • Esecutore Zeza: voce maschile, Pulcinella: voce maschile, Rusetta: voce maschile, Don Nicola: voce maschile
  • Autore Paolo Apolito

  • Genere Audio
  • Audio

  • Descrizione

    Si tratta molto probabilmente del proseguimento della registrazione iniziata col brano precedente. Purtroppo nell’audio c’è un’interruzione, e poi l’esecuzione riprende fino alla conclusione.

  • Durata 06:57
  • Data Martedì, 06 Marzo 1973
  • Luogo Piazza del Galdo
  • Provincia Salerno
  • Regione Campania
  • Esecutore Zeza: voce maschile, Pulcinella: voce maschile, Rusetta: voce maschile, Don Nicola: voce maschile
  • Autore Paolo Apolito

  • Genere Audio
  • Audio

  • Descrizione

    Macchietta del pittore, ovvero canzone satirica carnevalesca legata al mestiere dell’imbianchino che nel brano qui registrato si chiama Mastu Vicienzo, ovvero Mastro Vincenzo. Molte le allusioni e i doppi sensi di sfondo sessuale: il pennello "infuocato", le "passate", ecc. Purtroppo nella registrazione c’è una breve interruzione. Lo stile esecutivo sembra simile a quello delle sparate del pazzariello napoletano o del Don Nicola immortalato da Raffaele Viviani.

  • Durata 02:48
  • Data Martedì, 06 Marzo 1973
  • Luogo Piazza del Galdo
  • Provincia Salerno
  • Regione Campania
  • Esecutore Anonimo: voce maschile
  • Autore Paolo Apolito