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Sul campo, in Abruzzo

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Assieme alla Sardegna, al Friuli e al Lazio, l’Abruzzo è stata la prima regione italiana ad essere interessata a ricerche realizzate con apparecchiature e presupposti metodologici moderni: è del 1948, infatti, la raccolta 3 di Giorgio Nataletti che, per conto dell’appena istituito Centro Nazionale Studi di Musica Popolare, raccoglie 37 brani registrati a Sambuceto, il 20 dicembre 1948, a S. Giovanni Teatino, il 15 marzo 1949, e a Teramo il 17 marzo 1948.

Al 1954 risalgono i 62 brani rilevati da Alan Lomax e Diego Carpitella a Terranera, Rocca di Mezzo, Aielli, Scanno, S. Stefano di Sessanio, Pescocostanzo e Castel del Monte, in provincia dell’Aquila, e a Caldari e Vasto in provincia di Chieti, conservati nella raccolta 24 P degli Archivi di Etnomusicologia dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia dove è depositata anche la raccolta 44 di Clara Regnoni Macera con 10 brani registrati a Pescina nel 1958.

Foto di  Elvira NobilioNello stesso anno, per la laurea che si accinge a sostenere in Storia delle tradizioni popolari dell’università di Roma “la Sapienza”, con Paolo Toschi come relatore, Elvira Nobilio avvia un’ampia ricognizione sul campo circoscritta al territorio di Penne i cui esiti confluirono nel volume Vita tradizionale dei contadini abruzzesi nel territorio di Penne. Le registrazioni sonore, finora del tutto inedite, documentano, da un’angolatura del tutto particolare perché “interna” alla stessa comunità, vari aspetti della cultura popolare  dell’area (racconti,  credenze magiche, proverbi, rituali etc) e, per quanto riguarda la parte musicale, comprendono canti narrativi, stornelli, orazioni sacre, brani di satira locale, canti della prima guerra mondiale, canti di pellegrinaggio, canti della tradizione carnevalesca e del calendario religioso (Sant’Antonio, carnevale, Settimana Santa).


Foto di Don Nicola Jobbi Nel 1963 Nicola Jobbi, parroco di Cerqueto di Fano Adriano, avvia una sistematica raccolta di materiali attinenti la vita della propria comunità, estesa ben presto a tutta l’area montana della provincia di Teramo e realizzata con l’utilizzo, allora ancora abbastanza raro, di sistemi tecnologici per le rilevazioni sul campo. Nell’arco di vent’anni Jobbi ha raccolto un’imponente documentazione sonora e fotografica (70 audiocassette, 121 bobine di nastro magnetico, 10.499 stampe, 17.908 negativi, 4.865 negativi e 649 diapositive), aggregando ai propri materiali anche quelli di altri ricercatori, specie per quanto riguarda le fotografie (Federico Mastrodascio, Giammario Sgat­toni, Yutaka Tani, Satoshi Miyazawa, Angelo Nerini, Piero Angelini, Beppe Monti, Giuseppe Profeta e Bruno Misantoni): il fondo è ora in corso di catalogazione ad opera di un gruppo di studiosi coordinato da Gianfranco Spitilli e diretto da Antonello Ricci.

Al 4 gennaio del 1963, risalgono i 7 brani registrati a Carsoli da Carla Bianco, conservati nella raccolta 51 LM della Discoteca di Stato, mentre nello stesso anno si avvia la ricerca su tutto il territorio regionale di Cesare Bermani (ricca di quasi cento ore di registrazioni, presto fruibili anche all’interno dell’Archivio Sonoro d’Abruzzo) e quella di Giuseppe Profeta, svolta in prima persona fino al 1968 e poi, fino al 1975, coordinando le attività della cattedra di Storia delle tradizioni popolari ricoperta all’università de L’Aquila e di Chieti dall’antropologo abruzzese, già responsabile della sezione italiana della Internationale Volkskundliche Bibliographie e presidente nazionale della FITP (Federazione Italiana Tradizioni Popolari). Un imponente corpus di registrazioni composto da circa 800 supporti (bobine e cassette analogiche), solo in piccola parte coincidente con le raccolte 54 LM e 100 LM (pur ricca di 342 brani) depositate nel 1970 presso l’allora Discoteca di Stato: il fondo Profeta è in corso di catalogazione ad opera di Carlo Di Silvestre.

CERQUETO 1966 -071
Il 30 dicembre del 1966 a Cerqueto di Fano Adriano arrivano anche Roberto Leydi, Diego Carpitella e Alberto Negrin, impegnati in una serie di rilevazioni sul campo in vista dello spettacolo Sentite buona gente, in programma per l’anno dopo al Lirico di Milano nel cartellone del Piccolo Teatro: esito di questa loro permanenza, protrattasi fino al 31 dicembre, sono le registrazioni conservate nel Fondo Leydi e le fotografie realizzate nell’occasione da Alberto Negrin, finora del tutto inedite, al pari di gran parte delle registrazioni sonore.


foto di scena culto delle pietreTra gli anni Sessanta e Ottanta si svolge anche il lavoro di documentazione di Emiliano Giancristofaro attorno alle credenze popolari della gente di Abruzzo: 77 cassette audio e 15 nastri VHS, depositate presso la Biblioteca Comunale di Lanciano, ancora da catalogare e restituire a una piena fruizione pubblica, mentre è del 1967 il documentario di Luigi Di Gianni, Il culto delle pietre, su un singolare rito devozionale che si svolge a Raiano.

Grazie anche a don Nicola Jobbi, nel frattempo divenuto punto di riferimento per la ricerca etnomusicologica e antropologica non solo sul piano nazionale, dal luglio al settembre del 1969 gli antropologi Tadao Umesao, Yutaka Tani e Masaichi Nomura dell’Università di Kyoto condussero a Cerqueto un’accurata analisi sulla vita dei pastori transumanti, le relazioni di parentela e i rapidi cambiamenti cui era soggetta la cultura tradizionale in quegli anni.

Incaricato di Storia della Musica dal 1968 al 1970 all’università di Chieti, Diego Carpitella nel 1970 effettuò una campagna di rilevazioni in alcuni paesi alle falde orientali della Maiella (Civitella Messer Raimondo, Gessopalena, Palena e Quadri) raccogliendo un significativo numero di canti e musiche rappresentativi della tradizione orale dell’area, confluiti poi nella raccolta 129 degli Archivi di Etnomusicologia dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia e pubblicati in gran parte nel cd allegato al volume, a cura di Domenico Di Virgilio, Musiche tradizionali in Abruzzo.

Borgate romane foto di Luigi Crocenzi 1947Del 1970 sono anche le registrazioni realizzate da Alessandro Portelli presso le comunità abruzzesi delle borgate romane con immigrati, per lo più della provincia aquilana, che documentano un repertorio musicale e di storia orale particolarmente significativo, con numerosi brani della tradizione narrativa e contadina (stornelli di mietitura, stornelli alla romana).  

Agli inizi degli anni ’70 risalgono le registrazioni di Giuseppe D’Amario (157 brani rilevati, tra maggio e settembre del 1971 a Pizzoferrato, Colledimezzo, Guilmi e Castel del Monte) e da A. Piovano (27 brani ripresi, da gennaio a marzo del 1972, a Città S. Angelo, Loreto Aprutino e Tollo), conservati nelle raccolte 103 LM e 113 LM dell’ex Discoteca di Stato.

Le registrazioni di Marco Müller in provincia dell’Aquila sono frutto di una ricerca condotta nel 1974 tra Rocca di Mezzo e Rocca di Cambio, località dell’Altipiano delle Rocche al confine tra l’area vestina e l’area marsicana della provincia dell’Aquila. Oltre ad un’intervista sulle tradizioni popolari nel comune di Rocca di Cambio (ciclo delle feste, questua dell’epifania, carnevale, poesia popolare), i nastri contengono un repertorio misto di canzoni tradizionali abruzzesi eseguite in occasione di un raduno festivo: per lo più brani d’autore, composti tra la fine del diciannovesimo e i primi decenni del ventesimo secolo, passati poi al repertorio popolare attraverso l’esecuzione di corali folkloristiche.

Tra la fine degli anni Settanta e i primi anni Ottanta si collocano le registrazioni di Angelo Melchiorre, studioso e divulgatore delle forme espressive della cultura popolare, a Collelongo, nella  Marsica e a Tagliacozzo, con un’estesa documentazione relativa ai canti d’osteria, i canti che accompagnavano la scartocciata (la sfogliatura del grano), i canti di questua e la tradizione delle panarde che  cadenzano la devozione a sant’Antonio Abate e altri repertori di carattere narrativo e religioso.

LAquila 2009 foto di Maurizio AnselmiFinalizzata a un ampliamento del proprio repertorio di musicista collocato nell’ambito del folk-revival italiano, la ricerca sul campo di Maurizio Anselmi si avvia già sul finire degli anni ’70, per proseguire poi con rinnovato impulso quando inizia la collaborazione con Roberto Leydi al DAMS di Bologna e nel Laboratorio di Etnomusicologia dell’Istituto per i beni artistici culturali e naturali della Regione Emilia-Romagna, del quale assume la conduzione in collaborazione con Tullia Magrini. In Abruzzo, in particolare, il suo lavoro si orienta verso i repertori dei tamurre, squadre di percussioni di derivazione militare, e a quelli per zampogna e organetto. Il Fondo Anselmi -che si è poi dedicato alla fotografia- è composto da 57 nastri (custoditi presso il Museo delle Genti d'Abruzzo di Pescara -14 nastri- e l'Associazione Culturale Bambun -43 nastri- che sta acquisendo anche i documenti fotografici) in gran parte deteriorati e sui quali sono in corso lavori di restauro dagli esiti alquanto incerti.

Dalla cattedra di etnomusicologia dell’Università di Bologna, Roberto Leydi continuò a rivolgere un’attenzione particolare ai repertori abruzzesi con numerose tesi di laurea alle quali sono da riferire con ogni probabilità le raccolte conservate nel Centro di Dialettologia e di Antropologia di Bellinzona, relative ad aspetti particolari della tradizione locale fissati su nastro negli anni Settanta (Gabriello Milantoni, Elisio Cipolla, Marco Della Sciucca e G. Simone) e Ottanta (Maurizio Torelli, Grazia Meo e Giuliana Fugazzotto): relativa a un’altra tesi di laurea e attestazione anche della duratura collaborazione tra Leydi e don Nicola Jobbi, sono le registrazioni effettuate nel 1990 da Luigi Candelori, che documentano alcuni repertori cantati a Crognaleto, sui Monti della Laga, e a Leognano e Collevecchio, nel comune di Montorio al Vomano, dove il parroco risiedeva dal 1984.

Foto di Carlo Di Silvestre
Sotto la guida di Roberto Leydi, nel 1984, Carlo Di Silvestre avvia le rilevazioni sul campo in Abruzzo che, custodite a Pineto presso il C.E.d'A (Centro etnomusicologico d'Abruzzo) e in parte pubblicate nei sei Cd allegati ai volumi editi per la Collana di Etnomusicologia Abruzzese, si sono negli anni notevolmente ampliate, fino a costituire uno dei più rilevanti e significativi archivi privati della regione, con capillari documentazioni sonore, audiovisive e fotografiche relative a uno straordinario patrimonio culturale in cui un’eterogeneità di influenze e contaminazioni è diventata, nelle pratiche musicali correnti, una straordinaria ricchezza espressiva.


foto gandolfiAl magistero di Leydi sono da ricondurre anche le registrazioni realizzate da Gianni Fidanza a metà degli anni Ottanta attorno ai repertori per zampogna a Luco de’ Marsi e Castellafiume e conservati presso il Museo delle Genti di Abruzzo all’interno delle cui finalità istituzionali si pongono anche le rilevazioni sonore e fotografiche di Adriana Gandolfi che, tra il 1984 e il 1987, conduce una serie di ricerche finalizzate a implementare l’archivio e a supporto l’allestimento delle sale del Museo, inaugurato poi nel 1991. Anche per questa ragione le registrazioni includono un numero significativo di interviste non soltanto sulle forme della musica tradizionale e del loro contesto sociale ma anche sulle tradizioni narrative, i racconti di vita, le testimonianze legate alle credenze popolari, a certe forme di artigianato, ad attività lavorative spesso in disuso.

Foto Di Virgilio
Al Museo delle Genti d’Abruzzo sono conservate anche parte delle registrazioni realizzate da Domenico Di Virgilio a partire dalla metà degli anni Ottanta che, avviate anche per impulso di Diego Carpitella ed estese in forma capillare alla provincia di Chieti, costituiscono una emblematica rappresentazione della pluralità dei generi e dei repertori relativi alle musiche di tradizione della regione, dai canti di lavoro agli stornelli a dispetto, dalle storie cantate a lamenti e litanie fino alle musiche devozionali di processioni e pellegrinaggi nonché delle confraternite religiose.

Al 1 ottobre del 1987 risalgono le registrazioni realizzate da Ettore De Carolis a Cepegatti che si inquadrano nella sua ricerca di fonti per l’attività di musicista, che ne diede poi un’originale rivisitazione nel disco Stelluccia del cielo non ti scurire, nonché all’interno della sua personalissima ricostruzione di una sorta di genealogia sonora delle proprie radici familiari.

Foto Gianfranco Spitilli
In attesa che emergano altre raccolte e fondi relativi soprattutto agli anni Novanta del secolo scorso, tra le più recenti attività di rivelazione sul campo spiccano le registrazioni realizzate da Alessio Menzietti, tra il 2002 e il 2005, su canti e danze per organetto diatonico della Val Vibrata, quelle di Annunziata Taraschi sui canti per la questua di Sant’Antonio Abate a Pietracamela, Intermesoli, Fano Adriano e Cerqueto e, particolamente ampie, quelle di Gianfranco Spitilli che ha realizzato nell’ultimo decennio nuove documentazioni sonore, audiovisive e fotografiche ripercorrendo e ampliando gli itinerari di ricerca di don Nicola Jobbi.