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Tra ricerca e riproposta

Fondo Ettore De Carolis

Incluso nelle raccolte dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia come Racc. 135-a ma acquisito autonomamente e integrato da altro materiale musicale e di corredo fornito dallo stesso autore prima della sua scomparsa, il fondo Ettore De Carolis comprende le registrazioni effettuate a Cepegatti, il primo ottobre 1987, ed altre registrazioni, ancora da catalogare, adoperate in parte per un disco di composizioni originali o rivisitazioni di brani tradizionali alternate a registrazioni sul campo (Stelluccia del cielo non ti scurire).
Autore di musiche per cinema e teatro, polistrumentista ed arrangiatore per numerosi artisti e gruppi musicali, esponente significativo benché appartato del folk revival italiano, Ettore De Carolis è stato un appassionato ricercatore di suoni in aree alle quali era legato per ragioni affettive e biografiche. Nei primi anni ’70 comincia a indagare i repertori musicali del Lazio partendo da Trevi, paese dove aveva trascorso gran parte della sua infanzia, per risalire lungo l’Aniene per tutta l’area circostante, restituendoci una delle più ampie e significative rappresentazioni delle musiche del contado laziale. Negli stessi anni si reca in Abruzzo, e in particolare nella valle della Pescara, per poi, nel 1976, inoltrarsi nel vicino Molise, ritornando ancora, a distanza di un decennio, in Abruzzo. Nel 1987 si muove sulle tracce del padre Michelarcangelo, nativo del Gargano, ed è a Carpino dove, corredati da interviste e foto scattate da lui stesso, registra 23 brani per voce, chitarra francese e chitarra battente degli ancora, relativamente, giovani Antonio Piccininno e Andrea Sacco.
Per radio e televisione, lavora anche come autore o coautore realizzando, per la Rai, Appunti sulla musica folclorica, memorabile programma radiofonico dedicato all’Italia meridionale e alle isole, Lo cantare alla zampogna con Gigi Proietti, e, per la Televisione Svizzera, La musica popolare italiana.
Del 1968 è l’avventura di Chetro & Co, una delle prime band "psichedeliche" della scena italiana, per quanto lui preferisse il termine "onirico" per definire il gruppo con il quale, per la Parade, incide Danze della sera, con testo di Pasolini nell’omonimo brano. Impegnato in un’intensa attività concertistica in Italia e all’estero, come chitarrista è in tournée con Mimì e Loredana Bertè, Maria Monti, e Gabriella Ferri. A quanti lamentavano l’aspetto troppo variegato delle sue attività, Ettore era solito rispondere che bisognava campare, per evidenziare che per lui si trattava innanzi tutto di lavoro: negli ultimi tempi il suo cruccio semmai era che si fossero diradate le occasioni di lavoro a causa di un imbarbarimento del suo ambiente, popolato da troppi "faccendieri, squaletti, ragionieri con la forfora e autoparlatori con le scarpe di vernice".
Per quanto riguarda la sua attività di rilevatore sul campo, le sue ricerche "si erano rivolte a realtà a lui familiari, per ragioni biografiche o legami di parentela, quasi volesse fissare su nastro una genealogia sonora delle sue radici. Non c'è posto, in effetti, sul quale Ettore non sia giunto con registratori e microfoni, che non sia riconducibile alla sua storia personale. Il Lazio innanzi tutto che, nei primi anni '70, comincia a indagare partendo da Trevi, paese dove aveva trascorso gran parte della sua infanzia, per poi risalire il corso dell'Aniene per la valle circostante e da lì, seguendo il dipanarsi di una peculiare cultura musicale, muovere verso altri luoghi percepiti come affini a dispetto di ogni burocratica distinzione di confine, fino a consegnarci, in tre dischi divenuti ormai dei classici, la più ampia rappresentazione delle musiche del contado laziale.
Condividendo arte e ricerca con la sua compagna di allora, Donatina Furlone, originaria di Bolognano, nella Casauria, negli stessi anni si reca in Abruzzo, e in particolare in quella parte della valle della Pescara alla confluenza dell'omonimo fiume, col 'verdissimo Aterno e col piccolo Orte', per poi, nel 1976, seguendo nuovamente il filo di una cultura musicale che travalica confini amministrativi, inoltrarsi nel vicino Molise, ritornando ancora, a distanza di un decennio, in Abruzzo (...) Donatina aveva portato in dote, per così dire, altre linee di discendenza canora. Nel disco della Pescara, tra gli interpreti ed esecutori tradizionali, troviamo così la madre Maria, la zia Antonietta, zi' ngelell e altri parenti alla lontana, allo stesso modo depositari di antiche modalità di canto. Lontano dal voler imboccare facili scorciatoie e riluttante per indole e formazione a ogni cedimento sentimentale, per Ettore si trattava i ogni caso di privilegiare espressioni e modalità esecutive radicate nella tradizione che, solo per fortuna o forse per una sorta di elezione musicale comune alle due famiglie, rinveniva in parte anche tra le mura domestiche" (D. Ferraro, Un solitario costruttore di mondi musicali, in E. De Carolis, Le voci dell'Anio. Musiche tradizionali della valle dell'Aniene (1972-2004).

01 Li suspett


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02 La fronn' di l'uliv'


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03 Quant'è bell' ji'n campagn'


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04 Mamma della mia mamma


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05 Mamma della mia mamma


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06 E vuj' passa' lu mar


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07 E vuj' passa' lu mar


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08 Ti vuj' dà la bona rinvenute


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